03 Dicembre 2017

Il Museo della Cattedrale, gioiello nascosto

Elvio Lunghi
Il Museo della Cattedrale, gioiello nascosto

A volte, per celia, mi apposto in fondo alla navata meridionale della cattedrale di San Rufino, dove è l’accesso alla cripta della Basilica Ugoniana. Tra il portale della cappella del Sacramento e la mostra del fonte battesimale c’è una rampa che invoglia i curiosi a scendere le scale. Svoltato l’angolo – dall’alto si vede tutto! – il malcapitato è fermato da un inflessibile guardiano – di solito una gentile signora, sorridente, carina – che parlando in più lingue lo invita ad acquistare un biglietto e visitare un museo.

La rete del ragno! I maschi per lo più indietreggiano earruffano scuse su gruppi di famiglia numerosi. Le femmine della specie sono più ardimentose, salvo chiedere se c’è uno sconto per questo o per quello. Il ragno – una sirena – continua a tessere la sua tela e snocciola le opzioni di visita: pensionati, minorenni, tessera Fai, Coop, Trenitalia. Dove sta la fregatura?: sembra chiedere lo sguardo del malcapitato. Non c’è inganno: una volta entrati il posto è bellissimo. È quello che si vorrebbe vedere quando si visita una città carica di storia: la cripta di una chiesa romanica sepolta sotto la facciata di una chiesa dall’interno rinascimentale, il luogo frequentato da un santo famoso quando era ancora giovane e birichino.
Fatto sta che Francesco – il santo più famoso da queste parti – veniva proprio qui a cambiarsi d’abito quando predicava in piazza. Di solito tornava in scena seminudo e continuava la sua recita, con i frati che cantavano in coro la canzone di frate Sole e il pubblico che non riusciva a smettere di piangere.
Appeso alle pareti della cripta c’è pure in miniatura il Crocifisso di San Damiano: una Madonnina staccato da un affresco che decorava un tempo le pareti della chiesa romanica, parte di un Giudizio finale che ricorda le sculture nel portale della nuova cattedrale. Che sia lo stesso pittore del Crocifisso di San Damiano – quello che parlò a san Francesco e che si trova ora nella chiesa di Santa Chiara – lo si vede dai dettagli della pittura: netta, chiara, priva d’inganni. Come le sirene che vendono biglietti all’ingresso.   

Elvio Lunghi

Insegnante pensionato non ha perso il vizio di raccontare storie

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