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Le Storie di Assisi

Poche donne nelle vie…

Poche donne nelle vie…

01 Dicembre 2019

di Paola Mercurelli Salari

Lo stradario assisano conta 121 intitolazioni di vie, vicoli, slarghi, piazze e piazzette. Fuori le mura 30 denominazioni evocano toponimi, protagonisti della storia del secolo scorso e due donne: Giovanna di Savoia, che ad Assisi sposa re Boris di Bulgaria nell’ottobre del 1930, e la scrittrice Ada Negri, particolarmente legata alla città e al suo santo.

Nel serrato spazio racchiuso entro le porte urbiche 6 sono i nomi femminili, oltre a quello della regina Margherita, dedicataria del Pincio da l 1882. Cinque – Santa Maria delle Rose, Santa Chiara, Sant’Agnese, Santa Margherita e Sant’Agata – riflettono l’antico assetto topografico e onorano le sante sorelle dell’empireo cittadino. Una, invece, è un inserto recente lungo via Merry del Val: qui un piccolo slargo è dedicato a Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008), fondatrice del Movimento dei Focalari, assertrice del dialogo interreligioso e interculturale.

Di fatto, a distanza di oltre otto secoli dalla morte di Chiara e Agnese, solo un altro fulgido esempio di vita consacrata ha meritato l’alto onore. Colpisce la completa assenza di donne “secolari”, magari distintesi nell’imprenditoria, come quella Luisa Sargentini nota in tutto il mondo con il cognome del marito, l’assisano Annibale Spagnoli, o nel campo dell’arte, come Maria Biseo e Gina Baldacchini che tra gli anni Venti e Trenta del Novecento furono chiamate rispettivamente a lavorare accanto ai migliori architetti per il Salone Papale del Sacro Convento e per l’Istituto Serafico.

Nell’immediato dopoguerra l’urgenza fu quella di cancellare memoria del recente passato  ripristinando le intitolazioni già in essere, così ancorate alla storia cittadina o, a limite alle memorie risorgimentali, da non consentire al podestà Fortini di accogliere nel 1928 la richiesta di Giovanni Joergensen di dedicare una strada a Paul Sabatier, l’iniziatore della moderna storiografia francescana. Non è un caso, quindi, se nel centro storico in tempi non troppo lontani solo gli stessi Fortini e Joergensen, il vescovo Placido Nicolini, i pittori Riccardo Francalancia e Eugene Dragutescu abbiano avuto questo riconoscimento.

Certo la difficoltà di trovar spazi da reintitolare non ha agevolato e non agevola l’inserimento di eccellenze femminili. Tuttavia, potrebbe meritare un ricordo Maria Fezzi, che nel 1910 avvia in via Portica un’attività di punto Assisi, distinguendosi per accuratezza esecutiva e finezza di disegno, tanto da meritare il plauso della regina Margherita per i suoi “artistici lavori a ricamo”. Nel 1923 Maria Fezzi è premiata con la medaglia d’oro alla prima Esposizione Nazionale delle Piccole Industrie e dell’Artigianato di Firenze e nel 1925 con la medaglia d’argento della Camera di Commercio di Rosario di Santa Fe, conferitale durante la crociera in America Latina della Reale Nave Italia, a bordo della quale viene allestita una mostra a cura del Patronato Italiano delle Piccole Industrie Artistiche, presieduto dalla principessa Letizia di Savoia Napoleone. Attraverso questa donna, intraprendente e coraggiosa, si darebbe memoria anche a tutte quelle sue concittadine che dall’inizio del secolo scorso fino agli anni Settanta del Novecento hanno sostenuto l’economia familiare con il loro quotidiano lavoro di ricamo, contribuendo a diffondere ovunque quel punto Assisi o punto francescano, ormai rara e preziosa peculiarità del nostro territorio.

Poche donne nelle vie…

di Paola Mercurelli Salari

Pubblicato in data 1 Dicembre 2019