Come ogni epoca, benché non in equa misura, anche la nostra è prodiga di grazie e disgrazie, non sempre facili da identificare. Un caso interessante è la contemporanea idolatria degli autori e degli artisti, un’arrogante ossessione romanticistica che sembra lontana dal suo acme. I controveleni, che pure ci sono, restano ignorati. Inutilmente uno scrittore dalla fama ora appannata, Brecht, si chiedeva: “Babilonia tante volte distrutta, chi la riedificò? In quali case di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori? Dove andarono i muratori, la sera che terminarono la Grande Muraglia? La grande Roma è piena di archi di trionfo. Chi li costrui?”
Anche la bellezza non negoziabile di Assisi è stata fatta dall’umanità evocata da Brecht. È una grazia diffusa e minuta, è l’impalcatura su cui si appoggiano le sue vette d’arte. Di più: è l’humus che ha permesso a questi capolavori di germogliare, crescere e colonizzare armonicamente il territorio urbano, e a loro volta arricchire quell’humus di nuovo nutrimento, in un ciclo che seguita misteriosamente – benché ormai stancamente – a riprodursi sotto i nostri sguardi distratti.
Ecco allora che il vago disagio che ci afferra di fronte al pervicace anonimato del ciclo giottesco, così come degli architetti del tempio romano che orna così gentilmente la piazza del Comune, delle imponenti basiliche francescane, del duomo cittadino, dovrebbe ritrarsi ricordando che è lo stesso anonimato degli artigiani che hanno tagliato quelle pietre, pestato quei colori, steso quegli intonaci, battuto quelle inferriate, fuso quelle vetrate, tessuto quelle trame, lo stesso anonimato degli uomini e delle donne che per secoli hanno riprodotto e reinterpretato tutta quella bellezza nella vita quotidiana degli assisani. Per sé e per noi tutti.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Humus, ‘terra, suolo’, è voce latina non adattata, erroneamente interpretata come maschile, giunta in italiano per il tramite del francese. Il primo significato è quello di ‘complesso di sostanze organiche del terreno, essenziali per la fertilità e lo sviluppo della vegetazione’. Scrive Isidoro di Siviglia: «Terra dicta a superiori parte, qua teritur; humus ab inferiori vel humida terra». In senso figurato indica un ‘insieme di fattori che favoriscono il sorgere di eventi, di fenomeni sociali, di correnti di pensiero’.
Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni
XXX La terra e la musica vivono un connubio perfetto. La natura crea il materiale primo per gli strumenti ed è essa stessa parte del suono. Gli antichi la definivano la musica naturalis. Nella cultura orale, la musica e la terra si raccontano attraverso la produzione e la fatica.
Ascolto: Canto a Vatocco (o Vatoccu).
Anonimo – Esecuzione: La Brigata Pretolana