Gennaio e febbraio sono dei mesi senza turisti in Assisi e pertanto i migliori per trarre dei meditati bilanci e formulare delle pie intenzioni. In questi giorni trova ciclica conferma il prevalente profilo del visitatore tipo, fermamente concentrato sul percorso di fede e distrattamente interessato agli itinerari artistici. Pur se ogni atto di fede consente in coscienza di credere nell’intangibile e nell’indimostrabile, è attraverso dei segni, capziosamente interpretati, che il dubbio viene fugato e la certezza può dirsi assoluta. Il credente necessita di vedere le reliquie dei santi e di pregare sulle loro tombe per assurgere a verità i miracoli e la stessa esistenza di Dio. Forse invidiosi dei tanti pellegrini che già sul finire del XIII secolo si recavano presso la Basilica di San Francesco, anche a Piazza Nova s’ingegnarono affinché soltanto per fede si potesse esser certi della presenza di un anfiteatro romano del I° secolo d.C., voluto e finanziato da Petronia, moglie di Tettenio Galeone e sorella di C. Petronio Deciano. Fu così che, edificando una nuova cerchia muraria nel 1316, la costruzione, ancora ben visibile per quanto abbandonata in un’area prevalentemente coltivata, venne in breve tempo inurbata. Lanaioli e tintori accorsero numerosi per l’esercizio della loro arte in prossimità della Fonte di Perlici, garanzia di acqua costante e sufficiente. La durezza del lavoro imponeva una vita casa e bottega, sicché non tardarono a trasformare la cavea dell’Anfiteatro a prima pietra su cui elevare le proprie abitazioni. Tali fabbricazioni di fatto inglobarono le antiche vestigia in domestiche mura, fino a confondere gli spigoli dei secoli ed essere per sempre celate agli ignari viandanti che in buona fede chiedono spesso: “Scusi dov’è l’Anfiteatro?”. Domandano a chi siede davanti al barbiere o dirige le chiacchiere all’incrocio di Santa Caterina. Solo per loro l’aldilà non ha misteri e ogni giorno orientano, come pastori, le smarrite pecorelle: “Come siete convinti che oltre la morte vi aspettano inferno, purgatorio e paradiso, dovrete similmente confidare che oltre la porta del Mommi, di Rubelli e di Torretti ci sono i corridoi delle immaginate gradinate”. Chiaro è il riferimento a quelle che abbracciarono l’arena con un duplice ordine di arcate, fino a segnare una ellissi dall’imponente perimetro di almeno trecento metri. Durante i ludi gladiatori potevano comodamente assistere alla uccisione delle fiere più di 15.000 assisani, oggi gli eredi di quell’orgoglioso popolo devono recarsi a Petrignano o alle Viole se vogliono vedere la partita di seconda categoria dell’Assisi Calcio.