10 Agosto 2026

La morte di Francesco Guccini: il rumore di un grande albero che cade

Paolo Mirti
La morte di Francesco Guccini: il rumore di un grande albero che cade

Il giorno dopo la morte di Francesco Guccini il Corriere della Sera ha aperto con un grande articolo dedicato a questa notizia con un titolo che celebrava la sua vita nel palco. Nel tentativo di risollevarmi dal dolore per la perdita di un uomo che aveva segnato con la poesia delle sue canzoni la mia vita come quella di tanti altri italiani mi sono trovato a riflettere sul rapporto tra Guccini ed il palco.

Ho pensato alla sua prima esperienza di palco avvenuta proprio ad Assisi nel lontano 1968 nel teatro della Pro Civitate Christiana di Assisi, in occasione del Convegno Universitario dei giovani cattolici. Guccini aveva già inciso qualche disco di successo ma non si era mai ancora esibito in pubblico. Era talmente emozionato che poco prima di entrare in palco gli si ruppe una corda e dovette esibirsi con una chitarra a cinque corde. Nonostante questo conquistò il pubblico con canzoni come Dio è morto o Auschwitz.

Ho riflettuto anche sul fatto di aver avuto molto più tardi, per una serie di fortunate circostanze, l’occasione di seguire da vicino Guccini salire su un palco. Sono stato infatti il curatore per molti anni di un festival del giallo a Senigallia e visto che il Maestrone ha scritto una serie di libri gialli con Loriano Machiavelli e che sua moglie Raffaella ha una cara amica che vive da quelle parti siamo riusciti ad avere Guccini come ospite per ben due edizioni del festival.

La prima volta accadde nel 2014. Io dovevo intervistarlo nella piazza della città insieme ad un amico giornalista sul tema noir appenninico. Ricordo che mi preparai in maniera ossessiva cercando di leggere tutto quello che era possibile leggere sull’argomento per non fare brutta figura con il mio mito.

La seconda volta nel 2018. Organizzammo l’incontro nel teatro La Fenice dove ad intervistarlo fu un giornalista del Quotidiano Nazionale Matteo Massi. Andammo a cena con Guccini nel ristorante dell’albergo prima dell’evento. Lo trovai taciturno ed un po’ sofferente. Lo accompagnammo in teatro passando da un ingresso secondario che conduce direttamente al palco. Ricordo che appena arrivati Francesco sbirciò per un attimo la sala già gremita, scambiando qualche battuta con il giornalista. Improvvisamente in un attimo tutto cambiò. Di fronte a quella platea in fermento fu come posseduto da un’energia contagiosa capace di cancellare qualsiasi tristezza o disagio. Il palco era la sua vera dimensione ed il rapporto con il suo pubblico l’elemento che gli procurava gioia.

Entrò nel palco e fu un’ora ed un quarto di puro godimento: ironia, malinconia, politica, il suo distacco con le canzoni il suo amore per la letteratura. E poi Modena, Bologna e soprattutto Pavana, con la sua casa nel quale danzavano le generazioni ed ogni stanza era una storia da raccontare. Dopo la fine dell’incontro ci fu una processione di persone che salirono nel piccolo tavolo del palco per farsi firmare le copie del libro. Guccini accolse con grande cordialità quei genitori figli e nipoti che conoscevano a memoria le sue canzoni dispensando battute affettuose. Per lui agnostico possibilista la convivivialità popolare era l’unica liturgia consentita.

Fare i conti con la sua morte sarà dura. Ci consolano le parole di Michele Serra:

“la sua morte fa lo stesso rumore di un grande albero quando cade. Uno schianto improvviso, la grande mole che atterra, il bosco che trema per un attimo. Si prova sgomento, lo si ricorda svettare. Ma grazie a quell’albero avremo legna per molti inverni, le sue canzoni da cantare, la sua voce inconfondibile che tiene insieme le generazioni”.

Paolo Mirti

Giornalista pubblicista è dirigente dell’area cultura del Comune di Senigallia. Nel 2007 ha pubblicato per Giuntina Editrice il romanzo storico “La Società delle Mandorle”. Nel 2016 ha curato per la Claudio Ciabochi editore la guida Assisi nascosta, camminando per la città di San Francesco.

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