Si è tenuta pochi giorni fa, domenica 17 maggio ad Assisi, la prima in Umbria del docufilm ‘Dove i frati volano’, presso la Sala della Conciliazione, presentazione poi ripetuta a Spello il 22 Maggio. Il film è stato ideato, scritto e diretto dalla regista umbra Carolina Boco, ed è già uscito al cinema con Draka Distribution. La regista, introducendo l’opera, ha spiegato, di aver fatto un film legato all’Umbria ed al suo territorio. Attraverso l’Artista Norberto ha provato a raccontare la spiritualità francescana e la civiltà contadina della nostra regione, cogliendone la dimensione umana, paesaggistica, spirituale e religiosa, elementi che poi si ritrovano splendidamente nell’opera del pittore umbro. È un lavoro prezioso questo della regista, di cui potranno fare tesoro anche le generazioni future. Si avvicendano nel racconto con le loro testimonianze il padre custode del Sacro Convento di Assisi fra Marco Giuseppe Moroni, il sociologo Roberto Segatori, il giornalista Davide Maria Desario, il critico e storico dell’arte Giovanni Faccenda, lo storico dell’arte e responsabile dei Musei Civici di Assisi Giulio Proietti Bocchini che si esprime sempre con competenza, pudore ed affetto, la regista Enrica Fico Antonioni, moglie del regista Michelangelo Antonioni, grande amico ed estimatore di Norberto, il frate cappuccino fra Luca Bruno, il figlio del pittore Luigi Proietti, importante gallerista ed orgoglioso custode della memoria del padre, la moglie di Norberto Anna Maria Landrini. Tra poetiche immagini della campagna umbra nella nebbia, frati che camminano solitari, le petrose Assisi e Spello con scorci indimenticabili si parla dell’Umbria, si parla di Francesco e dei suoi fratelli, dei suoi messaggi e valori, e si parla di Norberto e della sua arte. All’inizio egli si trova immerso in un mondo contadino, con un tempo lento, scandito dal suono delle campane, dal ciclo delle stagioni che marcano le fasi della vita; è un figlio della sua terra, e lui restituisce questi valori nei dipinti, trasmettendo un bisogno di pacificazione, di spiritualità, di bellezza, con una dimensione fisica, materica e nello stesso tempo immaginaria delle città. C’è naturalmente presente San Francesco, con i suoi piccoli e operosi fratini. Norberto stesso, intervistato, racconta che da piccolo era un ragazzo triste, si era allontanato da Spello a 12 anni per andare da suo zio a Bergamo, rientra a Spello e quasi prodigiosamente trova la sua vocazione: la pittura. Gli piaceva solo disegnare, comincia a dipingere, dipinge sempre, confessa. È un autodidatta, e qui il critico Faccenda fa uno degli interventi più importanti del film, quando dice che è un errore e una diminuzione considerare Norberto un pittore naif. Norberto è un pittore Primitivo, Neoclassico, è un pittore che può essere incluso tra quelli del ‘Ritorno all’Ordine’, ispirato da Giotto, Masaccio, Perugino, Pinturicchio. Lo definisce un pittore alchimista. La galleria La Barcaccia di Roma, che era allora una delle gallerie più importanti d’Italia e d’Europa, che trattava per esempio in esclusiva De Chirico, lo consacra in Italia e all’estero. Da lì parte il suo successo, soprattutto in America, per poi rimbalzare in Italia. Piace agli americani perché l’idea che hanno dell’Italia è proprio quella che vedono nei suoi quadri. Altro felice momento del documentario si ha quando la moglie di Antonioni parla del rapporto tra il regista e il pittore, entrambi uomini molto belli, accomunati nell’amore della lentezza, del silenzio, nella capacità di osservare, nel piacere delle famose partite a carte nella trattoria di Spello ‘Il Cacciatore’. Norberto riscopre che i frati sono anche dei semplici uomini, vivono la nostra umanità, con la gioia del lavoro e il piacere del gioco, dà dei colori e una trama alla misticità dell’Umbria, ma sempre prima di tutto c’è l’uomo e c’è la vita, così riesce ad arrivare al cuore delle persone. Il medioevo metafisico di Norberto è il migliore dei mondi possibile, forse ormai solo un ricordo. Nel docufilm viene celebrato senza retorica come un grande artista, un uomo schivo e garbato, che ha affrontato il mondo con uno sguardo buono. Emozionanti le parole che Norberto stesso, ormai realizzato e consapevole, pronuncia alla fine del film: ‘Colgo il Silenzio’, e ‘…Mi sono tolto di dosso tutte le mie paure e la mia tristezza’, e così ci saluta.
