25 Dicembre 2022

Ti piace ‘o presepe?

Elvio Lunghi
Ti piace ‘o presepe?

Anche per questo Natale Assisi è tutta un presepe. Un presepe di tante luci, con immagini riprese dagli affreschi della chiesa di San Francesco e proiettate sulle facciate degli edifici in città. Bello? Semmai già visto, stesse immagini dell’anno passato, stesse riproduzioni tridimensionali in polistirolo policromato dei personaggi che vi compaiono. Non sarò certo io a criticare, però viste così, queste luci sanno tanto di spot pubblicitario per i turisti di passaggio in città. E allora, perché non dire ai residenti, ai nativi assisani, che queste immagini sono anche per loro, parlano di loro? Se non lo spiega nessuno, parliamone noi di Assisimia.

            Immagini e riproduzioni a tre dimensioni riprendono i dipinti di Giotto alle pareti di San Francesco. Sono storie note, o almeno lo sono per me, ma quanto lo sono per gli altri? Sono le storie dell’infanzia di Cristo che compaiono sulle pareti nel transetto nord nella chiesa inferiore, a prosecuzione di tre miracoli di san Francesco che hanno per protagonisti due fanciulli: uno caduto da un verone nella città di Roma, il secondo travolto dal crollo di una abitazione a Sessa Aurunca in Campania. I due miracoli compaiono sotto l’immagine di un angelo che annuncia a Maria la nascita di un figlio. L’annuncio è posto sopra la porta d’ingresso di una cappella decorata con storie della vita di san Nicola di Mira. La cappella fu fatta costruire e decorare per iniziativa di un cardinale romano di nome Napoleone Orsini. Nomen omen: nel nome è racchiuso il destino di un uomo destinato a far carriera all’interno della curia pontificia, per essere il cardinal nipote – non l’unico – di Nicolò III Orsini, pontefice romano particolarmente legato all’ordine francescano, tanto da aver chiesto a Cimabue di dipingere il presbiterio della chiesa superiore di Assisi. Nomen omen: il cardinal nipote fece decorare il presbiterio inferiore, con storie dell’infanzia e della passione di Cristo che mettono al centro un san Francesco glorioso e virtuoso nella crociera sopra la tomba del santo. Ma l’impresa decorativa partì da una cappella aperta in rottura sulla parete del transetto nord, dove fu ospitata la tomba di un giovane fratello di Napoleone, che si chiamava Giovanni Gaetano come lo zio pontefice da secolare, mentre la cappella sarà intitolata a San Nicola, come la cappella che lo zio pontefice Niccolò III aveva fatto costruire in San Pietro in Vaticano. Nella scelta dei soggetti dipinti da Giotto di Bondone all’interno della cappella, san Nicola compare come patrono dell’infanzia, degli scolari, delle fanciulle da marito, prototipo del Santa Klaus delle generazioni a venire, il Santa Klaus de’ noantri, l’omino rosso che pubblicizza la Coca Cola.

            Sulla parete all’esterno della cappella nella testata della chiesa, un collaboratore di Giotto dipinse l’Annunciazione e cominciò a dipingere due miracoli di san Francesco aventi per protagonisti due fanciulli. Dopo una breve interruzione, i due miracoli furono completati da Giotto, che si ritrasse accanto a un edificio in rovina come scriverà due secoli appresso Giorgio Vasari, chissà con quanta ragione. A seguire Giotto dipingerà sulla volta del transetto otto episodi dell’infanzia di Gesù di Nazareth: Visitazione, Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al tempio, Fuga in Egitto, Strage degli innocenti, Predica ai dottori nel tempio, Ritorno della sacra famiglia a Nazareth. Queste storie hanno in Maria la vera protagonista: quando nasce un bimbo è festa grande per la madre, il padre, la famiglia intera. Ma soprattutto è festa per la madre, così come era consueto per ogni madre di Assisi – lo è anche oggi – gioire alla nascita di un figlio e riconoscere in Maria – dovrebbe esserlo ancora – lo specchio della propria vita terrena: dal concepimento di un figlio alle prime confidenze con le amiche più intime, dal dolore e la gioia nel momento del parto alle congratulazioni da parte di amici e parenti, dall’uscita pubblica con la festa del battesimo alle prime difficoltà e problemi, per finire con l’uscita del figlio dall’infanzia e al suo ingresso nell’età dell’adolescenza. È quanto ogni donna vive sulla propria pelle da quando concepisce un figlio a quando ne vede l’ingresso nell’età adulta. È quello che chiedevano a Maria le donne di Assisi nel visitare la chiesa di San Francesco nei giorni gioiosi del Natale, laddove ai maschi era assegnato il compito di compatire passione e morte del Cristo visitando il transetto opposte della chiesa nei giorni dolorosi della Settimana Santa.

            La decorazione di questa chiesa può essere letta come una metafora del genere maschile o femminile: le donne di Assisi a Natale, gli uomini di Assisi a Pasqua. Non di soli panettoni o colombe vive l’uomo, inteso come razza umana prima dell’avvento del consumismo.

Elvio Lunghi

Insegnante pensionato non ha perso il vizio di raccontare storie

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