20 Marzo 2022

La Città apra le porte ai profughi ucraini 

Carlo Cianetti
La Città apra le porte ai profughi ucraini 

I tanti conventi e monasteri che in Assisi fanno attività ricettiva o, semplicemente, sono occupati dai religiosi in modo parziale dovrebbero accogliere profughi ucraini che fuggono dai bombardamenti.

È l’occasione giusta, questa, per dare seguito all’invito di Papa Francesco ad aprire le porte ai poveri e ai bisognosi. Il patrimonio immobiliare di proprietà della Chiesa è predominante nel centro storico, quasi sicuramente supera il 50%.

Sappiamo che qualche iniziativa di accoglienza è già stata avviata, ma la fuga dalla guerra è destinata ad aumentare, addirittura a decuplicare fino a raggiungere, solo in Italia, i 700 mila profughi.

Assisi ha un dovere di accoglienza superiore alle altre città, per il ruolo che ricopre. In questo senso anche l’amministrazione comunale e i privati cittadini dovranno fare la loro parte.

Il problema, certo, non è solo quello dell’accoglienza momentanea, ma anche quello della permanenza. Chi sosterrà poi queste famiglie, spesso costituite da donne e bambini, durante i mesi, gli anni in cui rimarranno nella nostra città?

Il problema riguarda tutti noi, tutti coloro che una mano, in termini economici o di sostegno, possono darla. Riguarda per prima l’Amministrazione comunale. Dobbiamo però ragionare con sguardo aperto e lungimirante. L’Italia è fra i paesi europei ad avere ospitato nel proprio territorio il numero più alto di migranti da quella terra. E la loro integrazione non è stata problematica.  

Le persone che arriveranno saranno di età, livello culturale e sociale variegati. L’innesto di decine (centinaia?) di persone di diversa cultura è prima di tutto un arricchimento. Questa è l’occasione per uscire da una dimensione depressa e stanca: ravvivare di abitanti i centri storici, creare nuove relazioni, conoscere culture diverse dalla nostra.

E forse neanche il lavoro non sarebbe un problema. Si parla molto di disoccupazione, ma la realtà quotidiana racconta anche altre storie: e cioè che è difficilissimo trovare personale per ristoranti e alberghi, nelle officine meccaniche, nelle aziende del siderurgico in genere, nelle attività artigianali, tecnici di vari settori. Insomma, è vero che c’è una bella fetta di disoccupati, ma è anche vero che buona parte non ha necessità di lavorare, probabilmente riesce a sopravvivere grazie al sostegno dello Stato, di genitori e parenti o attraverso altri espedienti.

Quindi accogliere è doveroso e vantaggioso, per i motivi che abbiamo detto. E questo vale in generale, anche quando i profughi hanno un altro colore di pelle, professano una religione diversa dalla nostra e una livello culturale mediamente più basso di quello che presumibilmente hanno gli sfollati ucraini.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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