La quinta visita nella nostra Città di Papa Francesco sia una ulteriore occasione di riflessione sul patrimonio spirituale e ideale di Assisi.
Il tema è la povertà. Meglio: i poveri. Papa Francesco oggi ha incontrato i poveri, gli ultimi, gli “scartati” dalla società quelli, che non hanno voce e nei quali, per chi crede, c’è il Cristo.
Assisi bada molto poco ai suoi poveri. Non bada a quei poveri la società laica, né quella religiosa.
La comunità laica è presa dall’incremento della ricchezza (più turismo, più commercio, più costruzioni, più crescita), quella religiosa è impegnata nella protezione dei suoi debordanti possedimenti.
Almeno metà del patrimonio immobiliare di Assisi è di proprietà della chiesa: un ben di Dio che potrebbe servire a diminuire le povertà e le differenze sociali.
La presenza della Chiesa in Assisi è imponente e dovrebbe assumere su di sé pari responsabilità attraverso il dono, la redistribuzione dei beni, la rinuncia ai propri privilegi, veicolando con la testimonianza fraternità, misericordia ed elemosina.
Le sue porte e le sue case sono spesso serrate, utilizzate per produrre profitto e ulteriore ricchezza.
C’è una Città con un immenso patrimonio culturale, monumentale e artistico che tutti le riconoscono. C’è una Città depositaria di uno sterminato patrimonio spirituale, che sta andando in rovina.
Il Vescovo Guido disse a San Francesco e ai suoi seguaci: “La vostra vita mi sembra dura e aspra, poiché non possedete nulla a questo mondo”. Il Santo rispose: “Messere, se avessimo dei beni dovremmo anche disporre di armi per difenderci. E dalla ricchezza che provengono questioni e liti, e così viene impedito in molte maniere l’amore di Dio quanto l’amore del prossimo. Per questo non vogliamo possedere alcun bene materiale a questo mondo”.
Il tema della povertà nella Chiesa è destabilizzante e scandaloso. Argomento spinosissimo.
Il Santo di Assisi ne fece fondamento della sua involontaria rivoluzione, Papa Francesco continua quel messaggio nella società dei sepolcri imbiancati.