Il titolo di questo articolo è lo stesso dello scorso 10 gennaio: allora era riferito al centrodestra, ora è rivolto ai partiti di maggioranza.
C’è una città che aspetta e di tempo non ce n’è moltissimo. I progetti che potrebbero essere realizzati con il Piano di ripresa e resilienza sono più di 20, quasi tutti degni di attenzione. Ma è necessario che i partiti della coalizione vincente smettano di stare a bisticciare sulle poltrone e comincino a governare.
Stefania Proietti si è sempre vantata di essere garante dell’alleanza fra Pd, M5S e liste civiche, e l’esito elettorale le dà ragione. Ora sarebbe grave se, come si vocifera, una di queste forze che hanno partecipato al successo – il Movimento cinque stelle – rimanesse fuori. Sarebbe come tradire un percorso virtuoso, darla vinta a chi è più grande e arrogante e pretende troppi posti a tavola. Ma soprattutto si comincerebbe da subito ad “escludere” anziché a includere.
Proietti deve avere prima di tutto una consapevolezza: coloro (fra gli aventi diritto al voto) che non l’hanno scelta come sindaca sono maggioranza assoluta, circa il 65% se si mette insieme il quasi 50% di chi ha votato altri candidati e il 35% di persone che non si sono recate alle urne. È quanto accade quasi sempre, perché così funziona la democrazia. E per carità, nulla quaestio. Infatti chi vince pronuncia sempre la fatidica frase: “sarò il sindaco di tutti”, ben sapendo che rappresenta solo una parte, spesso minoritaria, della città
La realtà è sempre diversa. Mai, o quasi, si coinvolgono le opposizioni.
Perché, in vista di un quinquennio importantissimo per Assisi, non si offre a Cosimetti (o chi per lui) la poltrona di presidente del Consiglio comunale? È vero, le destre che hanno governato con arroganza autoreferenziale la città per 20 anni, non hanno mai tenuto conto se non delle proprie immediate e spesso becere istanze, ma i percorsi di dialogo e di collaborazione – i cosiddetti ponti – si avviano anche in modo unilaterale: si apre una porta e si ospitano le persone che stanno fuori a sedersi alla tavola. Sappiamo che l’ipotesi non è al vaglio e immaginiamo che i proci si facciano grasse risate di fronte a questa proposta.
Nonostante la coalizione che ha vinto si autodefinisca “progressista”, quel che si prospetta è solo aria di conservazione. La Giunta sarà caratterizzata per quattro-quinti dalle stesse persone della precedente legislatura. È un errore dal nostro punto di vista, perché ci sarebbe bisogno di uno scatto qualitativo in termini di programmazione, di visione, di proiezione internazionale, di elaborazione culturale.
Una delle critiche più frequenti e diffuse a Proietti (che condividiamo appieno) è di essere accentratrice, poco capace di delegare e di non scegliere le persone giuste. Squadra che vince non si cambia, immaginiamo sia la risposta. È vero, ma un buon allenatore deve essere consapevole di quale partita si è giocata e quale il campionato in cui si è trionfato.