Le risposte alle 7 domande che abbiamo posto ai candidati-sindaco di Assisi riteniamo non siano state granché utili agli elettori, perché solo in rari casi si sono espresse posizioni nette, linee programmatiche precise.
Per cui il nostro forum a distanza, “7 domande in 7 giorni”, è servito non tanto a sapere cosa farà il candidato che verrà eletto sindaco, ma a conoscere i loro “desiderata”, flebili auspici, tanti traccheggiamenti.
Sui due temi referendari invece (eutanasia e cannabis), quasi tutti hanno espresso posizioni nette o comunque tali da lasciar comprendere il proprio orientamento.
Ma andate a riprendere la domanda su Villa Gualdi e Piano regolatore e vi accorgerete che 4 candidati su 5 non hanno avuto il coraggio di dettare le distanze da quell’intervento. I motivi sono abbastanza chiari: i principali contendenti o i partiti che li appoggiano, hanno direttamente o indirettamente contribuito a far sì che quell’opera, offensiva per Assisi, per la sacralità del luogo e dell’ambiente, fosse realizzata.
Così come sul traffico: risposte elusive, perché siamo in una città – unica probabilmente fra le città storiche europee – in cui gli amministratori non hanno il coraggio di prendere le distanze dalle miopi e oscurantiste posizioni di buona parte dei commercianti dei centri storici, i quali ritengono che l’accesso con le auto favorisca gli incassi.
Le risposte sul tema del turismo, del turismo di qualità in particolare, sono paradigmatiche: una serie di dichiarazioni svolazzanti, alcune fantasiose, qualche espressione di intenti più strutturata. A nessuno è venuto in mente un concetto decisivo, basilare: che il turismo di qualità alligna nelle città di qualità. Cioè nelle quali si soggiorna bene per le loro caratteristiche ambientali e culturali, per i servizi, la mobilità, la pulizia che offrono, per l’aspetto estetico, l’offerta commerciale e ricettiva, per la qualità del cibo e delle attività commerciali e poi per lo spirito di ospitalità della popolazione. Quindi per rendere Assisi di “qualità” è necessario lavorare sui servizi, sull’ambiente, sul traffico, sulle infrastrutture, comprese quelle digitali, ma anche sulla qualità dell’accoglienza. Poi vengono altri aspetti gregari, come i festival, i concerti, le varie manifestazioni che possono avere un ruolo di promozione importante, ma talvolta episodico.
Anche sui finanziamenti elettorali qualcuno ha gettato la palla in tribuna: perché non dichiarare chiaramente quanto si è speso? Perché non dire chi finanzia la campagna elettorale? La trasparenza è fondamentale nella valutazione non solo di un amministratore, ma di qualsiasi persona. I conti preventivi (che sono depositati in comune) non corrispondono mai ai consuntivi e di solito la vera entità dei finanziamenti e dei finanziatori rimangono un buco nero. Non è un fatto irrilevante perché poi quei finanziatori presentano il conto, ovvero attenzione particolare ai loro interessi.
E poi sui nomi che comporranno la Giunta: tutti rimandano al post elezioni, cioè alla contesa fra i partiti e soprattutto al bilancio delle preferenze. È un metodo che non condividiamo, esattamente contrario allo spirito della legge elettorale per le amministrative, che stabilisce incompatibilità fra consigliere comunale e assessore. Questo perché, soprattutto in aree con alta presenza mafiosa, non è detto che il campione di preferenze possa essere anche un bravo assessore. In Assisi abbiamo toccato con mano questa discrasia e ci siamo trovati dei semi-analfabeti, evidentemente incompetenti, a governare settori importanti della pubblica amministrazione, per il semplice fatto che avevano fatto il pieno di preferenze. Quindi avremmo gradito che si indicasse, almeno, una squadra ampia, dalla quale scegliere, con nomi e cognomi. Invece ha prevalso la solita logica: chi vuol fare l’assessore si candidi, poi chi avrà preso più preferenze entrerà in Giunta.
È uno dei segnali della scomparsa della politica dalla vita amministrativa. I partiti non esistono più, vi è una personalizzazione totale della competizione elettorale, così viene meno il confronto con la base elettorale, cioè con il popolo. Ne è ulteriore conferma il tipo di campagna elettorale: abbiamo visto tanti manifesti con le facce dei candidati, abbiamo trovato nella cassetta della posta santini e fac-simili vari, ma rarissimamente programmi, volantini o depliant per spiegare agli elettori la propria visione del futuro, gli intendimenti, come procedere, con quali strumenti.
La prossima legislatura sarà molto importante, perché si arriverà al 2026, nono centenario della morte di San Francesco e, si presume, arriveranno ingenti risorse per dare una svolta alla città.
Dopo le fallimentari esperienze della ricostruzione post terremoto e del Giubileo del 2000 imploriamo il Santo, che la sua luce illumini i cervelli degli amministratori. C’è bisogno di un miracolo.