La campagna elettorale, come al solito, offrirà molte occasioni di involontaria comicità. L’inizio non è affatto male.
Marco Cosimetti, candidato del centrodestra, si presenta alla Città con un manifesto molto ammiccante. Belloccio, giovanile, rassicurante, ripreso di profilo, luce di taglio, fede matrimoniale in vista, sguardo che va oltre. Lo slogan: “Insieme, tutti i giorni”. A parte che la parola “insieme” negli slogan elettorali porta una sfiga che la metà basterebbe, ma poi la domanda è: insieme a chi? Volendo interpretare, cercare di capire, ipotizziamo che sia: tutto il territorio, le frazioni la montagna tutti insieme. Oppure tutta la comunità insieme. Insieme, con il sindaco-chioccia che sta lì sempre a disposizione. Ma tutti i giorni? Che palle! Tutti i giorni no!
L’esperienza del lockdown ha messo in crisi migliaia di coppie perché la vicinanza continua, senza spiragli, è mortifera. Insieme tutti i giorni è come vivere in una camera a gas, è bene crearsi interessi al di fuori, che siano ossigeno per la coppia. Lo stesso vale per una comunità, nel rapporto con le istituzioni: immaginate cosa potrebbe essere una vita insieme tutti i giorni con Marco Cosimetti, con Lucio Cannelli, con Moreno Fortini con Daniele Martellini, giusto per citare alcuni dei probabili prossimi candidati. Non se pò fa’!
Ma l’inconsistenza dello slogan di Cosimetti è stata battuta per goffaggine dallo slogan della Sindaca: “Ancora il futuro di Assisi”. Un anziano signore ha letto: “àncora il futuro di Assisi”. Che non sarebbe molto benaugurante perché ancorare significa fermare, tenere bloccato, mentre il concetto di futuro è collegato al divenire, all’andare avanti, al guardare oltre. E comunque l’accezione usata nel manifesto di Proietti non è quella del verbo ancorare ma è “ancòra” come avverbio di tempo.
Una parola che ha assunto un significato popolare non sempre positivo. Quando uno la sta facendo lunga, ripetendo le stesse cose più e più volte, si cerca di stopparlo dicendogli: “Ancoora?!”. L’avverbio ancora descrive quindi un senso di stanchezza di logoramento che è addirittura contrastante con la speranza, il sogno, la visione, ovvero il futuro. I cittadini non giovanissimi quando sentono pronunciare la parola ancora vanno subito con la mente a Eduardo De Crescenzo: “Aaancora, aaancora, perché io da quella sera non ho fatto più all’amore senza te, e non me ne frega niente senza te…”, canzone nota anche per essere la sigla dell’eterno programma televisivo di Gigi Marzullo.
Ma chi ha governato una città per 5 anni dovrà spiegare il passato e soprattutto il presente prima di acclamare di nuovo il futuro, perché sennò è come andare a comprare il pane e dire pagherò domani senza avere prima saldato i debiti di ieri, il rischio è che il fornaio il pane non te lo dia.
Last but not least i manifestoni del capogruppo regionale della Lega, Stefano Pastorelli. Sguardo pacioccone, bonario e placidamente soddisfatto. Sopra sulla destra “Prima gli italiani. Vabbè, uno slogan sovranista e suprematista che è un calcio sui testicoli in una città simbolo del dialogo fra i popoli, le etnìe, le religioni qual è la nostra. Ma il cuore del manifesto è un urlo di soddisfazione perché: “Finalmente in Umbria Assisi conta”. Una famiglia napoletana, di fronte al manifesto in via Cristofani, ha commentato così: “Assisi conta: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto…”.
Oltre l’ironia si capisce che Pastorelli intende dire che grazie al suo prezioso impegno Assisi ha finalmente un peso nelle decisioni dell’amministrazione regionale, stanno arrivando soldi, ospedali, strade, posti di lavoro, scompare il traffico, arriva l’elettrico, la fibra, eccetera. Finora, però, sono arrivati annunci.
Alla fine quello di Pastorelli, pur prestandosi a battute varie, vince questa mini-gara dei manifesti: nello spirito di campagna elettorale continua, tipico della Lega, tenta di accreditare come “Fatto!” quanto è solo nella mente e nella speranza di chi si autocelebra. In questo caso, fra l’altro, essendo Pastorelli un esponente di rilievo della maggioranza regionale (non accadeva da decenni), può cercare davvero di fare credere che stavolta Assisi ha un suo peso, si passa dalle chiacchiere alle opere.
Poi però saranno i fatti che – avendo la testa dura – andranno a cercare chi ha ammantato la realtà solo di dichiarazioni e promesse.
In generale gli slogan elettorali non servono se non annunciano qualcosa di clamoroso o se non destano speranze e curiosità.
“Meno tasse per tutti” di Forza Italia ha avuto un grande effetto, per esempio. Però poi, se non si realizza quanto promesso, l’ironia può diventare devastante: a Roma è comparso “Meno tasse per Totti”, mentre il becerissimo, triviale ed esilarante Cettolaqualunque ha messo fine a ogni discussione con “Cchiù pilu pe’ tutti”.