26 Febbraio 2018

Una sacerdotessa della dea Cupra: Maria Letizia Cipiciani

Elvio Lunghi
Una sacerdotessa della dea Cupra: Maria Letizia Cipiciani

C’era tanta gente di Assisi e gente di fuori sabato 24 febbraio 2018 nel Museo della Cattedrale, per partecipare alla inaugurazione di una nuova sala del museo dedicata alle briciole antiche trovate nel corso degli scavi all’interno della Cattedrale di San Rufino. Il museo era stracolmo di persone. Patrizia Picasso era raggiante di gioia. C’era tanta gente in piedi e chi aveva conquistato un posto con vista se lo teneva stretto. C’erano anche diversi restauratori, diversi archeologi, tanta gente interessata intenta a prendere appunti. Mi sono seduto nelle ultime file per poter fare un po’ di maldicenze, tanto per non perdere il vizio. Cosa si andasse a inaugurare avevo una pallida idea, perché avevo visto la mia adorata sposa incollare con la colla – insieme alla sua socia Francesca – pezzetti di terracotta, sassolini, vetri, per farne piattini a pezzi, ciotoline a pezzi, altarini a pezzi. «Cosa diavolo ci farete con questi pezzi di niente?». E invece cosa farci è venuto fuori dalle parole di Maria Letizia Cipiciani. Un vero fiume, ma non si azzitta mai? Che ha mostrato un powerpoint con i fiocchi per far intendere quel che c’era prima della Cattedrale di Giovanni da Gubbio. Prima della Cattedrale del vescovo Ugone. Prima della parva basilica longobarda dedicata a san Rufino martire. Prima della cisterna romana, del mausoleo e del circo di età augustea. Prima della stessa costruzione delle mura urbiche repubblicane, quando in questo angolo di terra ai piedi del Subasio sgorgavano le acque di una sorgente naturale, utilizzate per un culto femminile di lustrazione dedicato alla dea Cupra: la dea Madre. La famosa Bona Mater nominata da scrittori antichi e da documenti ancora più antichi, posta a ridosso della basilica ugoniana, scomparsa con la costruzione della Cattedrale di Giovanni da Gubbio e riemersa negli scavi di Livia Trigona, che ha spiegato il suo mestiere di archeologo una volta ascoltata Maria Letizia. La dea Cupra, una versione umbra di Venere che tradotta in latino diventa una personificazione della Dea Madre, la Bona Mater. Sicuramente Francesco – Francesco il santo: proprio lui – aveva preso le pietre di questo santuario quando se ne tiravano giù i ruderi per far spazio alla Cattedrale di Giovanni da Gubbio. Una di queste pietre era stata trovata a San Damiano, e chi poteva avercela portata se non Francesco? Con un vero colpo di teatro Maria Letizia Cipiciani ha trasformato questo inno alla fertilità del mondo antico nell’immagine di Maria che allatta il figlio posta sul portale della Cattedrale. A chi poteva essere venuta questa idea se non a Francesco? Insomma, vera o falsa che sia, a me è sembrata una idea bellissima. La Bona Madre che diventa la Vergine Maria. E Maria Letizia Cipiciani in veste di sacerdotessa. La serata è finita in bellezza con alcuni cartoni di pizze e numerose bottiglie di vino locale, ma buono davvero, Grechetto e Sangiovese offerto ai convenuti nelle sale del Museo. Se siete ad Assisi non mancate di visitare questa saletta quattro per tre piena di briciole di coccio e di vetri. Tanto leggere da sembrare ali di farfalle che volano tra le pareti in pietra di una Storia costruita per durare nel tempo.

A proposito: Francesco non rubò le pietre della Bona Mater. Le acquistò da un prete di nome Silvestro, che gli rimproverò più tardi di averle pagate poco per poi farsi frate anch’esso, come racconta Tommaso da Celano (Vita II, LXXV).

Elvio Lunghi

Insegnante pensionato non ha perso il vizio di raccontare storie

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