30 Ottobre 2020

Cateto il pitagorico e le fave dei morti

Mauro Balani
Cateto il pitagorico e le fave dei morti

Per quanto distratti in gioventù e oggi felicemente smemorati, gli assisani nati negli anni trenta ricordano Cateto, falegname di poche parole e grande precisione. Più volte diede nuova sede alla sua bottega, sempre all’angolo di una retta via del centro. Non mancò mai l’appuntamento con le pietanze di ricorrenza. Piallava l’anno consumando a fatica il legno e in devozione un pane per Sant’Antonio, frittelle per San Giuseppe, mostaccioli per San Francesco. Immancabilmente quanto inspiegabilmente spariva una settimana sul finire del mese di ottobre. Si negava ad amici e parenti proprio quando in città, oggi come allora, si celebra il trionfo delle fave, ormai doppie al cospetto dei piccioni. Chi va oltre il ridicolo, chi commette errori grossolani, chi del nulla si compiace, chi pensa d’essere infallibile e chi pecca di distrazione sono fave che rinveniamo ogni giorno e in ogni angolo. Solo eccezionalmente, quando novembre fa capolino, godiamo di quelle salate, che si accompagnano con le cotiche, e delle dolci che esaltano le mandorle. Entrambi le tipologie, prescindendo gusto e sapore, sono meglio note come fave dei morti. Ha così corso e conferma la secolare credenza per cui il fusto cavo di questa pianta, essendo senza nodi, può mettere in relazione il mondo dei vivi con quello dei sepolti. Prova ne sarebbero i bianchi fiori macchiati di nero e l’acqua che si tinge di rosso sangue quando i baccelli secchi vengono bagnati. I più pensavano che il povero Cateto potesse soffrire di favismo e faceva perder traccia di sé per evitare un pasto in compagnia rischiando l’anemia. Nulla di più sbagliato. Guai a salutare per verità la prima che passa. Catini Leto era detto Cateto non perché tra i suoi attrezzi preferisse la squadra alla sega. Di Pitagora, oltre al teorema, aveva fatto propria la trentasettesima delle 39 regole: astieniti dalle fave. Il filosofo testimoniò tale precetto al prezzo della vita. Inseguito dai suoi sicari, preferì farsi uccidere piuttosto che fuggire attraverso una coltivazione delle temute piante, rischiando di calpestare le anime dei defunti. Pur in virtù di una dubbia trasmigrazione del pensiero filosofico, Cateto si professava convinto discepolo pitagorico. In cuor suo tendeva ad astenersi per campare bene. Per le feste, meglio non mangiarle. Nella vita, mai addentrarsi in un campo di fave.

Fave con le cotiche                                                                     

Fave secche: 350 gr
Cotiche: 350 gr
Lardo: 60 gr
Sedano,

Cipolla,
Pomodoro Passato,
Vino Bianco

Fave dolci

Farina: 175 g
Mandorle sbucciate: 250 g
Zucchero: 250 g
Burro: 30 g
Uova: 2
Limone: 1

                                                                               

Mauro Balani

Nato in casa nel giorno bisestile, figlio di operai e nipote di contadini, laureato in scienze economiche e bancarie, dirigente d’azienda, sa preparare la torta di Pasqua e ha vinto anche un premio, crede di aver visto il regolo ma non è sicuro.

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