04 Ottobre 2020

“Voi frati minori tirate alla saccoccia come gli altri!”

Carlo Cianetti
“Voi frati minori tirate alla saccoccia come gli altri!”
Storie di san Francesco; Navata, Chiesa superiore della Basilica di San Francesco in Assisi; Italia, Umbria, Perugia, Assisi

Francesco d’Assisi un giorno incontrò una vecchina infreddolità che chiedeva elemosina. Lui le donò il suo mantello, ma poi ebbe profondo rimorso perché ritenne quello un gesto di vanagloria.

Oggi Francesco verrebbe multato perché esiste un’ordinanza comunale che di fatto impedisce l’elemosina ad Assisi e così non avrebbe a pentirsi per quel suo gesto plateale, per quel suo mostrare in pubblico la sua generosità. O forse, sempre oggi, quella che Bergoglio chiama “la cultura dello scarto” farebbe fuori direttamente Francesco che viveva di elemosina ed era lui stesso uno scarto.

Un giorno Francesco disse ai suoi compagni: “Voglio vivere negli eremi e ovunque prenderò dimora, come se la gente mi vedesse. Perché credendomi un sant’uomo, qualora non conducessi la vita che si conviene d’un uomo di Dio, sarei un ipocrita”.

Quindi eremi e non giganteschi, sfarzosi e misteriosi conventi. Luoghi all’aperto dove vivere in trasparenza, in diretto contatto con le persone, non in televisione a farsi belli per vanità e gloria.

Durante una permanenza nelle Marche (oggi proprio le Marche offrono l’olio per la lampada votiva sulla tomba del Santo) un postulante chiede a Francesco di potere entrare nell’Ordine. Francesco gli risponde: “va prima e distribuisci i tuoi beni ai poveri, poi disponiti a rinunciare a tutto, anche alla tua volontà”. L’uomo decide di donare tutto, per davvero, ma ai suoi parenti. Il Santo riconobbe che la sua vocazione non era Dio e allora gli disse “Vattene, frate mosca!”.

Era richiesta la rinuncia ai beni ma anche alla propria volontà, perché ogni fratello doveva essere guidato dalla volontà divina, ad essa appellarsi nel rispetto della regola fondamentale: la povertà, fondamento delle fratellanza e della solidarietà. Quando Papa Francesco venne eletto gli si avvicinò il suo grande amico, il Cardinale brasiliano Hummes, lo abbracciò e gli disse in un orecchio: non dimenticarti dei poveri! Bergoglio decise così di assumere il nome del Poverello di Assisi. Ma ancora oggi quante mosche popolano le stanze della chiesa? Cosa vuol dire povertà nella chiesa di oggi? Ci aiuta a comprenderlo il Vescovo Domenico Sorrentino che nel suo ultimo libro scrive: “lo spirito di povertà va comunque coltivato a tutti i livelli della vita ecclesiale: dalle singole persone (…) alle istituzioni, a partire dal Vaticano fino a tutti gli enti ecclesiali dotati di patrimoni e di altre voci di ricchezza”. Noi cittadini, credenti e non, che osserviamo le cose con occhio ingenuo, ci chiediamo: ma quando si comincia?

San Francesco sul tema della povertà era rigorosissimo. Ad un suo ministro che gli chiedeva se potesse possedere libri, disse: “i frati non devono avere altro che la tonaca, la corda e le mutande, com’è scritto nella regola; i calzari, se vi saranno costretti da necessità”. Vedendo che la sua risposta non era stata accolta con favore dal ministro, aggiunse: “voi frati minori amate di essere ritenuti e qualificati dal popolo come seguaci, ma in pratica tirate alla saccoccia come gli altri”.

Amen!

Tutte le citazioni sono riprese dal libro “S.Francesco di Assisi, dagli scritti dei suoi compagni” edito da Porziuncola. A cura di Marino Bigaroni ofm

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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