Assisi ha avuto, anche soltanto limitandosi all’Ottocento fino a tutto il Novecento (ma in ciò facendosi del tutto naturalmente erede di una pratica antica e consolidata), una bella e importante tradizione di lavoratori della pietra, tagliatori, cavatori, scalpellini. C’erano cave fra Col Caprile e il colle di San Rufino, presso l’Eremo delle Carceri, vicino alla Rocca, al Carabone, a Fonte Maggio, a Valecchi, sul Subasio, località Macchione, a San Potente, a Fonte Maggio, a San Potente, Gabbiano, Panzo, Porziano, a San Benedetto, lungo il Tescio. Molte famiglie della città hanno avuto bisnonni, nonni e padri che sono stati bravissimi scalpellini, e che hanno lavorato e scolpito soprattutto la famosa pietra rosa di Assisi, con cui è costruita la maggior parte della città stessa, e che ne rende così unico il colore al tramonto. Pensiamo alle famiglie degli Orfei, ai Gorietti, ai Maccabei, ma anche ai Simonelli, Bastianini, Balducci, Pettirossi, Masciolini, Pucciarini, Bovi, Volpi; e sicuramente ne dimentichiamo molti, alcuni dei quali magari hanno fatto questo mestiere solo per un breve periodo della loro vita. Gente semplice con grande dignità e voglia di lavorare, che del lavoro a volte faceva una vera e propria arte.
Poi, lentamente, sul finire dello scorso secolo questo tipo di lavoro così particolare è andato lentamente esaurendosi: ora se c’è bisogno della pietra rosa si ricorre a quella di San Terenziano, che imita quella di Assisi molto bene, e i lavori con la pietra si fanno fare fuori. Qui, dopo tanti secoli, il mestiere di scalpellino è praticamente scomparso, e le cave sono tutte chiuse. Resta la bellezza solida e umile della pietra.
Brevi note etimologiche a cura di Carla Gambacorta
Lapicida è voce dotta dal latino lapicidam, composto di lapis ‘pietra’ e di –cida (dal latino –cidere, a sua volta da caedere ‘uccidere, tagliare a pezzi, spezzare’), suffisso con una sola forma nel maschile e nel femminile. Già nel mondo classico e medievale il lapicida era quell’‘artigiano che incide iscrizioni su marmo o pietra’ ma anche che esegue decorazioni per perfezionare e completare opere architettoniche.
Suggerimento musicale a cura di Massimiliano Dragoni
La pietra è il volto dei musicisti della tradizione, non del folklore ma della tradizione orale, nella loro funzione sociale, nel rispetto del loro rituale nel quale poter “precipitare” in specifici momenti e festività.
Ascolto: Tammurriata
registrazione tradizionale