Papa Francesco il prossimo 3 ottobre, in occasione dell’anniversario della morte di san Francesco, onorerà la nostra città della sua presenza per l’ennesima volta in pochi anni.
Verrà a presentare la sua terza enciclica che si intitolerà “Fratelli tutti”, un’espressione efficacissima che da sola contiene un messaggio ecumenico, netto e inequivocabile.
Anche la sua seconda enciclica “Laudato si’” (come tutto il suo pontificato) prendeva spunto dalla testimonianza francescana ed è un accorato appello alla difesa del creato e di tutte le sue creature.
Nel 1962, sempre in occasione della festività dedicata al Patrono d’Italia, anche Giovanni XXIII si recò a pregare sulla tomba del Santo: in quel caso il Papa buono stava preparando il Concilio Vaticano II e lo consegnava alla protezione di san Francesco.
Ci piacerebbe che la Città accogliesse questa ulteriore dimostrazione di attenzione delle massime autorità cattoliche non soltanto come evento religioso o – peggio ancora – commerciale, ma come momento di riflessione e di elaborazione di una coscienza comune.
Si vuole con ciò dire che la comunità degli assisani ha il dovere di contribuire, attraverso i comportamenti individuali e collettivi, a dare continuità a certe stimolanti presenze, tutte in nome dell’opera di San Francesco.
Fratellanza, rispetto del creato, carità, elemosina: queste sono le parole chiave.
L’amministrazione comunale dia il buon esempio e compia un gesto di accoglienza nei confronti del Pontefice: cancelli prima del 3 ottobre quella vergognosa ordinanza dell’allora sindaco Ricci, con la quale si impediva l’elemosina nei pressi delle chiese. Fu un provvedimento in spregio al messaggio francescano, giustificato con una colossale sciocchezza: limitare l’accattonaggio.
In realtà cavalcava la moda dei sindaci-sceriffo, delle ronde volute dalla Lega nel nord-est e sfruttava la vulgata, mai suffragata dai dati, di un paese insicuro, preda di delinquenti, ladri e stupratori provenienti soprattutto dall’estero.
L’accattonaggio è punito dalla legge e non c’è bisogno di alcun decreto sindacale per combatterlo.
Quella decisione dell’amministrazione Ricci, sostenuta dai nostalgici del manganello, è una macchia che un’amministrazione che si definisce progressista deve assolutamente cancellare.