Vi è una grande questione che nuota fra Tescio e Chiascio: l’unificazione dei comuni di Assisi e Bastia Umbra.
Riemerge di tanto in tanto nei dibattiti di piazza, ma con scarsissimo appeal.
Eppure è tema che meriterebbe la dovuta attenzione a cominciare da questa campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e del governo di Bastia.
I due comuni sono di fatto una cosa sola: si fatica a capire dove finisce quello di Bastia e inizia dove quello di Assisi. Gli scambi commerciali, culturali, sociali, logistici sono questione di ogni momento.
Durante la pandemia, nella fase più restrittiva, ci siamo dovuti impegnare per sapere se quel negozio fosse nel proprio comune o in quello limitrofo al fine di evitare sanzioni per aver oltrepassato i confini entro cui era lecito muoversi.
I benefici della unificazione dei 2 comuni sarebbero enormi.
Si comincia dalla legislazione nazionale che prevede molti incentivi – soprattutto economici – per i comuni che si uniscono. Poi verrebbe allentato il patto di stabilità per 5 anni che consentirebbe una maggiore possibilità di spesa. Quindi aumenterebbero notevolmente i trasferimenti dagli enti sovraordinati (Regione e Stato)
Assisi-Bastia sarebbe uno dei comuni con il PIL più alto della regione, una potenza economica che potrebbe contare sul principale polo turistico dell’Umbria sommato a una notevolissima rete manifatturiera e commerciale.
Poi diminuirebbero le spese della macchina amministrativa e soprattutto vi sarebbe una razionalizzazione e un potenziamento dei servizi a favore della socialità, della famiglia, del tempo libero, dello sport.
Si potrebbe continuare con una lunga teoria di effetti positivi, ma questi bastano già a dare l’idea di quanto il gioco valga la candela.
Si dirà: ma le vocazioni culturali, sociali, ecc… di Assisi e Bastia sono differenti. Ovviamente è una clamorosa sciocchezza. Nel comune di Assisi vi sono realtà come Santa Maria degli Angeli, Petrignano, Tordandrea, tanto per citarne alcune, che sono molto più affini per modalità sociali e culturali a Bastia che ad Assisi, intesa come centro storico.
Il punto è proprio questo: in questo grande territorio che occupa buona parte della Valle Umbra Nord, la “anomalia” è costituita da Assisi centro storico e dalle frazioni di montagna. E c’è chi si domanda: perché non dividere allora queste realtà dal resto del territorio e ridisegnare due comuni con Assisi e montagna da una parte e tutto il resto dall’altra? Semplicemente perché questo tipo di operazione non converrebbe a nessuno: Assisi e la montagna sarebbero destinate a un isolamento e a un impoverimento ulteriori, in termini sociali ed economici, mentre le altre realtà si priverebbero di un faro potente come la città di Francesco, in termini di immagine e risonanza mediatica.
Concludiamo con una domanda la cui soluzione lasciamo ai lettori: come si chiamerebbe il nuovo comune? La cosa più ovvia sarebbe “Comune di Assisi”, ma che importa?