Il Calendimaggio è l’evento più importante di Assisi. Soprattutto dal punto di vista sociale.
Coinvolge centinaia di persone (per mesi) è una palestra di apprendimento di abilità, un luogo di attività culturali e soprattutto è una festa di massa. Di quelle che, secondo i sociologi, servono a dare una via di sfogo alle devianze. Serve anche a questo, ma è soprattutto altro.
È impegno, confronto, gestione del conflitto, divertimento. Il Calendimaggio regala quella sana competizione di gruppo, che crea aggregazione, solidarietà, condivisioni di sentimenti ed emozioni. E poi è una festa di Primavera, del “piantar maggio”, quando gli ormoni viaggiano a mille e l’amore invade i cuori.
Tutto questo non è valso, in 70 anni di vita, a regalare al Calendimaggio una posizione di assoluto riguardo da parte delle amministrazioni comunali e regionali che si sono succedute.
Di fatto questa Festa continua ad essere un motore senza carrozzeria. Cioè si addossa quasi esclusivamente alle Parti la responsabilità di realizzarla. Manca di una struttura forte, organizzata, che consentirebbe al Calendimaggio di diventare un attore protagonista della vicenda sociale e culturale di Assisi (non solo del Centro storico) per tutto l’anno.
Basti pensare che Parte de Sopra e Parte de Sotto non hanno sedi degne di questo nome, cioè luoghi nel centro della Città in cui organizzare la Festa e lavorare, tenere assemblee e convegni, organizzare eventi e momenti ludici. Entrambe le Parti, da 70 anni, sono sistemate in luoghi provvisori e quindi precari.
Tutto questo in una città in cui la Chiesa e le famiglie francescane detengono il 60% del patrimonio immobiliare e si guardano bene dal mettere a disposizione della Festa uno dei tanti volumi semi-disabitati o destinati a eventi fantasma. E in cui le amministrazioni pubbliche hanno, di fatto, sempre sottovalutato (per ignoranza) la potenza sociale e culturale del Calendimaggio.
L’Ente ha una struttura debole e molto condizionata dalla perenne contesa delle Parti, ha limitata autonomia finanziaria e decisionale e, quindi, scarsa capacità imprenditoriale e di iniziativa.
Il Calendimaggio riceve complessivamente 40 mila euro dal Comune e pochi spiccioli dalla Regione. Praticamente nulla se si va a fare il confronto con altri eventi similari. Alla fine, secondo un calcolo fatto a spanne, la Festa costa sui 250-300 mila euro. In pratica le Parti si procurano con le proprie attività più di 200 mila euro.
Secondo chi scrive è bene che le Parti continuino ad autoalimentarsi finanziariamente, perché così è sempre stato e perché questa è una delle ricchezze della Festa: cioè adattarsi, ingegnarsi a trovare soluzioni, cercare di evitare sprechi (impresa complicata…), alimentare la creatività.
Ma le istituzioni pubbliche, cioè Comune, Provincia e Regione, devono mettere a disposizione di Ente e Parti una struttura adeguata: sedi, tribune, servizio di sicurezza. Cioè una macchina ben carrozzata, poi saranno la Magnifica e la Nobilissima a metterci la benzina.
L’atavica incapacità di tutte le amministrazioni comunali di Assisi, che si sono succedute nei decenni, a progettare e realizzare serie ed efficaci politiche sociali, ovvero la creazione di luoghi e momenti di incontro, ha sempre trascurato le potenzialità e l’enorme energia del Calendimaggio. Si diano segnali di svolta: in ogni realtà e in ogni frazione vi è un evento di massa da valorizzare, ma il Calendimaggio sta assumendo un ruolo di collettore sociale a livello comunale. Non è più solo la Festa del Centro storico, ma vi partecipano attivamente persone provenienti da tutto il territorio comunale.
Quindi, riassumendo, sono necessari 3 passi fondamentali da parte dell’Amministrazione comunale: dotare le Parti di sedi adeguate (anche utilizzando forme di garanzia l credito), creare un Museo del Calendimaggio, accollarsi la realizzazione di tribune e gestione della sicurezza durante la Festa.
Sono obiettivi urgenti, che produrrebbero risultati molto consistenti dal punto di vista sociale e culturale, una risposta al progressivo impoverimento umano del centro storico