20 Novembre 2022

Rendite ed economia parassitaria: i mali che oscurano il futuro di Assisi

Carlo Cianetti
Rendite ed economia parassitaria: i mali che oscurano il futuro di Assisi

Il dibattito avviato da Assisi Mia sulla gestione del territorio e sul futuro della Città, in vista soprattutto del Giubileo e dell’ottavo centenario della morte di S. Francesco, sta producendo gli effetti sperati.

Nascono comitati e gruppi di lavoro. Uno di questi riguarda la proposta lanciata dall’architetto Francesco Berni, proprio in occasione del Convegno dello scorso 29 ottobre, di creare un Parco della piana di Assisi.

Un progetto che vede impegnate diverse associazioni – formate soprattutto da giovani urbanisti e ambientalisti – e che propone di sottrarre la pianura del territorio comunale alla spregiudicata avanzata del cemento, soprattutto nell’area che collega Assisi a Santa Maria degli Angeli.

Il progetto ha un approccio molto dinamico, affatto limitativo, ma intende valorizzare la dimensione agricola, turistica e culturale di quell’importantissimo polmone verde. E comunque è possibile seguire attraverso Facebook lo stato di avanzamento dei progetti e delle idee.

A livello più generale si sta lavorando alla proposta lanciata dall’urbanista romano Paolo Berdini: fare di Assisi “la città dell’ecologia totale”. Che non significa affatto limitarne le potenzialità di crescita ma, al contrario, trovare una via di sviluppo programmata nel senso della compatibilità e sostenibilità ambientale. Sappiamo che un’economia parassitaria e di rendita non ha futuro. È necessario assecondare la crescente sensibilità ambientalista e le istanze che ne derivano se non si vuol rimanere fuori dal circuito delle città virtuose scelte da viaggiatori e turisti consapevoli e colti.

D’altro canto, continuano la protesta e gli approfondimenti del Comitato Assisi “NoCemento”, che intende far luce, prima di tutto, sulla costruzione di palazzine in via Borsi a Santa Maria – Madonna delle Grazie -oltre il limite di edificazione rispettato per secoli.

Insomma, da qualche parte si guarda al futuro, da qualche parte ci si desta dall’immobilismo, dal tirare a campare.

Gli assisani sono molto protesi verso il passato. Le attività culturali, ma anche le espressioni di gruppo attraverso i social, sono quasi sempre di stampo nostalgico e antiquariale.

E non è un caso che la Città si sia sviluppata quasi sempre in modo spontaneistico e in risposta alle istanze contingenti. Ci si crogiola sul passato o, bene che vada, sul presente perché non si ha bisogno di futuro, ovvero di cambiamento. Non si progetta e non si pensa alle future generazioni.

È così che si crea una città per vecchi, i cui cittadini sono impegnati prima di tutto a conservare la proprie rendite e i propri privilegi. Ed è così che i giovani si annoiano e se ne vanno. E la Città muore.

I segni di risveglio che abbiamo citato nella prima parte di questo articolo speriamo possano essere una finestra che guarda al futuro.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]