30 Ottobre 2022

Verso il 2026

Carlo Cianetti
Verso il 2026

Pubblichiamo la relazione che ha introdotto il Convegno, organizzato da Assisi Mia, tenutosi ieri alla Sala della Conciliazione, con il titolo “Fortini, Astengo: e poi? Il lento cammino verso il 2026”.

Ringrazio il Comune di Assisi che ha concesso il patrocinio e la Sala della Conciliazione a questo incontro, e ringrazio tutti i relatori. Si tratta di assisani, che hanno collaborato negli anni con la nostra associazione in varie forme. Fra questi un ringraziamento particolare a Paolo Berdini, un romano che ama Assisi, urbanista e scrittore che nella vita si è occupato molto dei danni subìti dalle città per la proliferazione, talvolta inconsulta, delle attività edilizie, insomma della cementificazione.

Ringrazio, infine, il presidente di Assisi Mia, Francesco Mancinelli, che ha organizzato questo evento e che oggi non c’è perché malato, ma niente di preoccupante.

Questo incontro vuole essere un momento di riflessione e di proposta.

Assisi Mia da anni porta avanti ragionamenti sulla nostra città e sul nostro territorio, tutti finalizzati sì alla valorizzazione del patrimonio storico artistico, ma anche alla tutela dell’ambiente.

Mancano poco più di 3 anni al 2026, ottavo centenario della morte di San Francesco. Il settimo centenario, come mirabilmente documenta Ezio Genovesi nel libro “Assisi 1926, la nova civitas ai tempi del podestà Arnaldo Fortini”, fu un anno di svolta per l’economia e l’assetto infrastrutturale e urbanistico del Centro storico di Assisi. Molti miglioramenti e anche alcune opere discutibili di cui si poteva chiaramente fare a meno. Ma quella era la temperie politica, culturale ed estetica, che Fortini ha interpretato con piglio deciso, aiutato anche dal rapporto diretto con il Duce, che fece arrivare in Assisi molte risorse.

Anche questa volta arriveranno tante risorse in occasione dell’anniversario secolare, a cominciare dai 4,5 milioni di euro messi a disposizione dal Parlamento con legge speciale, ed è per questo che sarà necessaria una programmazione molto precisa, illuminata e concreta, cioè realmente capace di porre mano alla risoluzione di una serie di problematiche che riguardano da decenni e in alcuni casi da secoli, la città di Assisi e il suo territorio.

Nel titolo di questo nostra chiamata al confronto, si fa riferimento alle 2 personalità che maggiormente hanno influenzato con le proprie opere la vita della Città dal Novecento a oggi: Arnaldo Fortini e Giovanni Astengo. Su Fortini faremo solo qualche accenno, perché molto si è detto e perché il focus di oggi è soprattutto sugli aspetti che riguardano il territorio, l’urbanistica e l’edilizia. Peraltro, come mi diceva Ezio, a novembre vi sarà un incontro organizzato dall’Accademia Properziana proprio su Fortini e il 1926.

Dopo di loro, cioè Fortini e Astengo – sono pochissimi, sostanzialmente irrilevanti, gli interventi strutturali frutto di una ‘visione’, ad avere inciso sullo sviluppo di Assisi.

In definitiva si è assistito, nei secoli, a una crescita spontanea, direi improvvisata, del tessuto economico, urbanistico e sociale. Che ha prodotto danni enormi alla delicatissima trama edilizia del centro storico: si pensi ai disastrosi interventi fra seconda metà dell’Ottocento e prima del Novecento, gli albergoni della parte bassa della città, Il Subasio, il Windsor Savoia, Il Giotto, palazzo Spagnoli, il Convitto nazionale. Ma anche molti edifici religiosi, il Seminario che sovrasta via san Francesco, più tardi i casermoni dei Cappuccini e via dicendo. Edifici che Astengo definisce “mostri architettonici”, perché smisurati e difformi rispetto al contesto nel quale venivano realizzati.

Il PRG di Astengo fu lavoro raffinato ed esteso, come sentirete nelle relazioni che seguono, che doveva svolgere una funzione importante, quella di tirare le fila e favorire la riorganizzazione urbanistica e quindi, socio-economica della città. 

Sentite lo stesso Astengo, nella breve introduzione al primo PRG:

Può anche interessare il fatto che la presentazione del piano e la sua adozione abbiano suscitato nell’ambiente locale contrastanti sentimenti, con sostenitori e oppositori accesi.

Da questi episodi, ma ancor più dalla sostanziale considerazione che in Assisi scarseggiano quegli ‘animatori’ culturali ed economici, la cui presenza in una città o in una regione è stata recentemente considerata come condizione e e misura di vita (R. Puget), si dovrebbero, a fil di logica, dedurre SERI DUBBI sulle possibilità che la città ha di salvarsi e di rinnovarsi da sola, anche se aiutata oggi dagli eccezionali finanziamenti della legge speciale. Ma da questi dubbi non può scaturire altro, alla fine, che un’ultima riprova della necessità del Piano, non solo come intervento di necessario superiore controllo, ma anche fondamentalmente, come unico possibile strumento di rinascita.”

Quindi, in considerazione anche dell’entrata in vigore della legge speciale che metteva a disposizione per i cittadini oltre 2 miliardi di lire in 10 anni per ristrutturazioni edilizie, poi esenzione da imposte e finanziamenti vari per altrettanti miliardi, e in considerazione della situazione caotica in cui si trovava a crescere e prosperare Assisi, vi era bisogno di mettere un po’ di ordine e di regole.

Allora come ora Assisi manca di “animatori culturali ed economici”.

Allora come ora vi è necessità di una VARIANTE AL PIANO REGOLATORE, che rimetta a posto un po’ di cose.

Innanzitutto è necessario porre un freno alle attività edilizie che pian piano si stanno mangiando le zone verdi e agricole del territorio. Il vulnus di Villa Gualdi e la ferita di Madonna delle Grazie a Santa Maria degli Angeli, ma via via nuovi cantieri crescono come funghi nelle zone più delicate del nostro territorio, in particolare nel cono panoramico. Le norme che regolano l’edilizia nel comune di Assisi sono l’insieme delle leggi nazionali, regionali e locali.  

La precedente Variante al PRG voluta da Ricci nel 2011 è di fatto un pacchetto di regole che risponde soprattutto a certe istanze imprenditoriali e alla diffusa domanda di nuova edificazione. Di “ville Gualdi”, ve ne potrebbero essere centinaia o addirittura migliaia in base al censimento sui beni sparsi.

È esattamente il contrario di quel che serve. Non voglio annoiarvi con la storia dei cambiamenti climatici, ma è quasi novembre e andiamo in giro con le maniche corte. E sui cambiamenti climatici incide anche il consumo di suolo. Nel comune di Assisi nel 2021 vi è stata una cementificazione pari a 5 ettari, ovvero 6 campi da calcio. Peggio di noi hanno fatto le confinanti Bastia e Valfabbrica. In pratica siamo in un fazzoletto di territorio dove si continua a costruire senza sosta. Bisogna dire basta!

Auspichiamo quindi che nel 2026 si vada all’approvazione di un PRG che sia frutto di una visione alta, rispettosa dell’ambiente, delle generazioni future e del messaggio francescano.

Alta, perché ci vuole coraggio e capacità di affrontare e sconfiggere certi bassi istinti parassitari e oscurantisti che fanno sì che oggi 29 ottobre 2022 un centro storico come quello di Assisi pulluli di auto in transito e in sosta o che vi sia un arredo urbano che ricorda più i suq arabi che il tessuto di una città occidentale. A scanso di equivoci i suq sono bellissimi, perché sono funzionali ed essenziali nelle città arabe, che sono organizzate in maniera diversa dalle nostre. Ma poi si può anche decidere di trasformare il centro storico in un suq, ma dovrebbe essere il risultato di una valutazione e determinazione popolare, non il risultato di mancato controllo e sciatteria. 

Alta, perché ponga seria attenzione al tema dell’ambiente e punti al consumo di territorio zero, alla incentivazione delle energie rinnovabili, al la minore produzione di rifiuti, a una vera economia circolare. Ogni volta che vado a fare spesa sono sconvolto dalla quantità di plastica e carta che si utilizza nei supermercati per un etto di prosciutto o per qualsiasi altro oggetto del banco alimentare.

Un PRG francescano: lo abbiamo detto più volte, non tanto in senso pauperista, ma nel senso della essenzialità delle cose e della solidarietà, della carità. Gli amministratori di questi decenni hanno completamente trascurato la dimensione del messaggio francescana, inseguendo dinamiche di liberismo spinto, di neo-capitalismo ingordo e individualista.

Hanno trascurato il rapporto fra cittadino, comunità e città. Cioè  non si è pensato affatto alla dimensione sociale, al concetto di fruibilità collettiva dei beni. Si pensi all’assenza di luoghi di aggregazione, di carenza assoluta di impianti sportivi e, soprattutto nel ventennio della ricostruzione post-terremoto, si è ritenuto di fare e ancora fare senza badare troppo alla funzionalità e utilità delle opere.

Ricordo che all’indomani del devastante terremoto del 1997 noi di Assisi Mia uscimmo con un numero del trimestrale cartaceo nel quale cercavamo di andare oltre la disperazione e tragicità di quei momenti, certo erano morte 4 persone e quello era sconvolgente e irreparabile. Per il resto dicevamo che certi eventi distruttivi devono essere utilizzati per ripensare quel che non aveva funzionato e ripensare la città per renderla migliore.

Inutile dire che non c’è stata alcuna forma di riflessione ed elaborazione di un progetto. Si è ricostruito a testa bassa, spesso senza sapere perché e senza conoscere per che cosa.

E la pandemia, il lockdown come hanno inciso? Sicuramente hanno favorito l’introspezione individuale, ma a livello collettivo, nella dimensione comunitaria non mi pare di vedere cambiamenti. Si è usato quel ‘tempo sospeso’ nell’attesa ansiosa di quando saremmo tornati a fare le stesse cose di prima.

La stagione turistica di quest’anno credo non abbia precedenti, in termini di affluenza turistica, nella nostra Città. Ma noi dobbiamo farci domande e possibilmente dare risposte su dove stiamo andando. E secondo me non stiamo andando nella direzione giusta.

I cittadini sono concentrati sulle proprie abitudini, si tratta di elaborare proposte per un cambio di prospettiva.

Diciamo che oggi siamo qui con questo scopo: avviare l’elaborazione di un progetto di cambiamento della città. Chiediamo a questa amministrazione di tirare una linea e, lo ripeto, elaborare un PRG che riporti Assisi su una strada adeguata alla sua vocazione. Non abbiamo bisogno di aumentare il PIL, abbiamo bisogno di modificare il modello di vita di chi in Assisi vive, ma anche l’offerta turistica. Si migliora la qualità del turismo, proponendo una città virtuosa dal punto di vista ecologico, accogliente nei servizi e nelle relazioni umane, con una rete commerciale che risponda alle reali esigenze di chi intende vivere la città come esperienza e non come parco giochi o supermercato delle reliquie.

Abbiamo bisogno di un centro storico vivo e, quindi maggiormente popolato: quali sono i progetti di ripopolamento? Parliamone, studiamo ed elaboriamo soluzioni.

Oggi facciamo una sorta di fotografia storica di Assisi, soprattutto dal punto di vista urbanistico e sociale. In mezzo qualche proposta, ma soprattutto proviamo a innescare un processo di mobilitazione ed elaborazione delle idee. Quello che diremo verrà pubblicato e quindi sarà a disposizione di chi vorrà conservarne memoria.

La prima relazione, dopo questa mia introduzione, è di Ezio Genovesi. Molti di voi lo conoscono, oltre ad avere scritto il libro sul 1926, ricordo un’altra bellissima pubblicazione sulla Volta Pinta e una guida scritta insieme ad altri qualche decennio fa ma ancora molto utile. È stato per più di 30 anni direttore e docente del programma europeo della Scuola di design della Rhode Island University, con sede a Roma. La sua relazione riguarda la Assisi che Giovanni Astengo si trova davanti quando viene per redigere il Piano regolatore. I più giovani scopriranno notizie inimmaginabili. Grazie, parola ad Ezio

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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