26 Giugno 2022

Il fallimento del PUC

Carlo Cianetti
Il fallimento del PUC

Il PUC (piano urbano complesso) è una delle opere più devastanti e imbarazzanti costruite nel nostro territorio dall’inizio del secolo ad oggi. 

Progettato (la prima delibera del Consiglio comunale è del 2003) per riqualificare un’area dismessa, la fornace Briziarelli con la cava contigua, è diventato un’opera incompiuta e quando una parte di essa vedrà la fine, di sicuro non sarà un bel vedere.

La zona, per chi non fosse pratico, è quella fra la stazione di Santa Maria degli Angeli e la superstrada, dove sorge il Conad, a lato della Basilica.

L’operazione vede impegnato il pubblico (Regione e Comune) e il privato (proprietario dell’area). Doveva essere conclusa da diversi anni, ma varie vicissitudini, a cominciare dal disimpegno della società che aveva avviato l’impresa, hanno bloccato i lavori.

Nella parte della ex-cava, a suo tempo destinata a verde pubblico, oltre al Conad, sono state edificate un paio di palazzine con vista su Assisi, dovrebbe trovare sede la Farmacia comunale e un cinematografo multisala. Mentre la sede dell’asilo nido, che era prevista nello stesso contesto, è stata individuata altrove.

Il Comune consente di fatto la costruzione di immobili e manufatti da immettere nel mercato e riceve in cambio la qualificazione dell’area, l’urbanizzazione, lotti per realizzare servizi.

In sostanza: una società composta dalla “crema” dell’imprenditoria locale vuol fare profitto vendendo appartamenti e sedi commerciali costruiti in un’area che aveva una diversa destinazione d’uso. Con la crisi del mercato immobiliare constata che l’operazione non è più conveniente. Molla tutto e porta i libri in tribunale. Si bloccano i lavori, anche il Comune – che nel frattempo ha ricevuto 2 milioni e 300 mila euro dalla Regione – rinuncia a realizzare la farmacia e l’asilo nido.

Intervengono negli anni varie delibere di giunta e di consiglio comunale per limitare i danni e cercare di reindirizzare la situazione, finché uno degli imprenditori coinvolti nella società che ha avviato l’intervento decide di riprendere in mano la situazione e dare seguito ai lavori.

Quindi, se non vi saranno altri imprevisti, nel giro di qualche mese vedremo conclusa parte dell’opera, che è solo una minima parte del progetto complessivo: il grosso è costituito dal recupero dell’area a ridosso della stazione occupata dagli imponenti immobili della fornace Briziarelli, comprese le ciminiere. E quella poteva essere la parte qualificante dell’intervento ma non se ne farà nulla.

Dicevamo all’inizio che il PUC è stato un intervento devastante.

Santa Maria degli Angeli è una cittadina che non ha più un verso, in quell’area si poteva realizzare qualcosa di utile alla comunità, evitando una ulteriore cementificazione. Si doveva invece imporre che i lavori di riqualificazione iniziassero dalle fornaci, cioè la parte più complicata dell’intervento.

Così, le fornaci diroccate rimangono a far bella vista di sé all’arrivo alla stazione di Assisi. A chi viene in auto dalla superstrada si presenta un altro “spettacolo”: costruzioni di pessimo gusto, senza arte e senza stile, che vìolano la vista verso Assisi. A proposito: che dire delle palazzine ad uso residenziale?

Sono stati spesi milioni pubblici, è aumentata la massa di cemento, la farmacia comunale non è stata ancora trasferita, del cinema multisala non vi è traccia, l’asilo nido sta altrove.

Chi ci ha guadagnato, chi ci guadagnerà? Forse nessuno, semmai un privato.

Chi si è indignato per quella che si prevedeva sarebbe stata un’opera devastante e inutile? Nessuno! Né gli abitanti del luogo, che invece si sono inalberati con clamorose proteste pubbliche per l’installazione di un’antenna per cellulari proprio in quella zona né, tantomeno, i frati francescani: forse avranno pensato che il Conad a due passi dal convento poteva fare comodo.

Chi ci ha rimesso? L’ambiente, la nostra terra, il futuro dei nostri figli. Quindi tutti noi.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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