22 Maggio 2022

Che turismo vogliamo?

Carlo Cianetti
Che turismo vogliamo?

È necessario che le istituzioni si occupino di politica turistica. A cominciare dal Comune.

Da anni, forse decenni, si buttano soldi per eventi, festival, rassegne senza che vi sia un piano di gestione del turismo.

Si improvvisa, si finanziano idee e progetti, ma tutto avviene in maniera piuttosto casuale senza che dietro vi sia una visione precisa e chiare finalità.

Assisi ha una stagione turistica abbastanza lunga, per esempio più lunga delle località balneari. Gli arrivi dipendono non tanto da quello che accade in città, ma da quanto esiste in città, a cominciare dalla presenza della basilica e della tomba di San Francesco.

Spesso si è ritenuto che un festival o un evento spettacolare o culturale di alto livello possa dare una svolta all’andamento dei flussi. Riteniamo non sia affatto così. Gli eventi che cambiano la storia turistica sono pochissimi e clamorosi (per es. un Gran Premio di Formul 1). Ma Assisi, d’altra parte, ha la fortuna di godere di una popolarità diffusa, alimentata dalla presenza costante sui media per motivi quasi sempre religiosi o attinenti al tema delle Pace, tale da non necessitare di altri palcoscenici.

La nostra Città ha bisogno invece di conquistare una migliore patente di accessibilità e vivibilità. In pratica si tratta di migliorare la “reputazione”.

Altre cittadine dell’Umbria, per esempio Montefalco e Bevagna, sono poco conosciute nel resto dell’Italia e del mondo, ricercano presenza sui media e sputano sangue per conquistare un piccolo spazio nelle radio e Tv a diffusione nazionale. Assisi non ha questo problema.

L’opinione diffusa che molti visitatori hanno di Assisi è che sia una città molto turistica, vale a dire poco autentica quindi molto finta. Ed è vero.

Mettendo da parte in questa occasione il grande tema dello spopolamento dei centri storici, che è alla base della perdita di autenticità, bisogna lavorare per migliorare la qualità dell’ospitalità.  E’ compito dell’Amministrazione comunale al pari degli operatori turistici, commercianti, ristoratori e albergatori.

Assisi deve diventare più “smart”, tanto per usare un termine che va di moda: più rispettosa dell’ambiente, migliorare i servizi di mobilità, i trasporti, la qualità dell’ospitalità e dell’accoglienza, che significa anche incrementare l’offerta culturale, tutelare il suolo e i propri monumenti, migliorare le reti tecnologiche.

A naso ci sembra, per esempio, che non sia abbastanza valorizzata la vicinanza dell’aeroporto di Sant’Egidio. Forse non sarebbe male intensificare campagne pubblicitarie nelle zone e nelle località di partenza e arrivo dei voli. Si tratta di città importanti come Barcellona, Vienna, Londra, Bruxelles, Cagliari, Palermo, potenzialmente un bacino di centinaia di migliaia di visitatori.

Cosa si aspetta, inoltre, a liberare il centro storico dalle auto che ne deturpano l’estetica e affliggono la vita dei visitaroi? Cosa si aspetta ad avviare un percorso di mobilità elettrica, magari cominciando semplicemente dal mettere a disposizione bici e auto elettriche? Cosa si aspetta a valorizzare la sentieristica, a creare una piattaforma adeguata ad accogliere il crescente e virtuoso turismo di camminatori e ciclisti? En passant rileviamo la scandalosa assenza di un albergue per pellegrini, dove sostare alla maniera di quanto avviene nel Camino di Santiago, con tariffa di rimborso spese.

Insomma cosa si aspetta a creare una città nella quale sia facile e piacevole soggiornare?

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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