08 Maggio 2022

Calendimaggio: Chi litiga non pianta maggio…

Carlo Cianetti
Calendimaggio: Chi litiga non pianta maggio…
Disegno di Claudio Carli

È tornato il Calendimaggio, con tanti personaggi in meno. Se ne sono andati, in questi due terribili anni, amici e partaioli che hanno avuto un ruolo fondamentale nella nascita e crescita della Festa.

Il rischio era che la loro scomparsa potesse travolgerci in un velo di angoscia, di nostalgia e di rimpianti. E sicuramente durante i 4 giorni ognuno dei partecipanti ha sentito la mancanza degli amici che non ci sono più. Ma su tutte le nostre miserie ha prevalso una straordinaria energia di popolo, una forza giovane e travolgente. Una voglia di stare insieme, di divertirsi, di dare un calcio a lockdown e pandemie, di tornare ad abbracciarsi, a ridere e scherzare, a gioire, a piantar maggio.

Ha vinto la Parte de Sopra che è riuscita a mostrare meglio questo entusiasmo rinascente, che non ha patito gli screzi di conflitti interni, che ha ritrovato una sostanziale fusione generazionale anche nella rielaborazione di modalità narrativa e stile semplici ed efficaci. Cortei senza macchine e mostri tecnologici, ma fondati su movimenti di massa, colori, scenografie e coreografie raffinate. In un mix elegante e pulito, che alla fine premia. Stesso stile per le scene di parte, fondate su una macro-idea, che si snocciola con fasi emozionali alte e basse.

Ha perso la Parte de Sotto che ha avuto più difficoltà a ritrovare coesione e forza dopo la pandemia. E si è visto nel ritorno a un certo minimalismo che caratterizzava la Magnifica negli anni più difficili. Fra le varie cose belle una citazione la merita il bando, sia per il testo sia per la bravura dei 3 protagonisti.

A proposito di bando, dopo la scempiaggine durata diversi anni, nei quali la sfida veniva impaludata dopo la consegna delle chiavi in un contesto spoglio e privo di energia emotiva, finalmente l’Ente si è deciso a rimetterlo nel posto giusto, cioè alla fine dei cortei del giorno, nel momento in cui la “tenzone” fra le parti raggiunge il culmine.

Quando, nei giorni di maggio, riesplode questa potente energia, ci chiediamo dove sia nascosta nel resto dell’anno. Evitiamo analisi sociologiche da bar sport, e prendiamo atto di una realtà: il Calendimaggio è la massima espressione creativa della Città, ha una ineguagliata potenza sociale, politica e culturale, è come un accidente che si manifesta quasi miracolosamente ogni anno, ma ormai è entrato a far parte del codice genetico di Assisi e va custodito come fosse una inestimabile opera d’arte di massa.

Le istituzioni devono fare di più: è possibile che dopo quasi 70 anni vi sia ancora una Parte che non abbia sede degna di questo nome all’interno del centro storico? È possibile che non vi sia un museo del Calendimaggio, un archivio che raccolga tutto il materiale reperibile, una pubblicazione annuale con tutti i testi e le foto più significative? Che non sia attivi laboratori permanenti per insegnare le arti e i mestieri necessari alla Festa?

Non si insegua la strada della “turisticizzazione” del Calendimaggio. Il Calendimaggio non è fruibile dal grande pubblico. Le scene non vanno minimamente contagiate da velleità di marketing. È possibile prendervi parte, mettendosi in costume, ma con le dovute cautele dettate dalle Parti.

Certo va molto migliorata la Piazza: spalti, arredo, rispetto dei tempi, descrizione di quanto accade.

Per esempio, visto che le dirette streaming funzionano alla grande, grazie anche alla professionalità che vi è dietro, perché non si ripensano e magari riducono gli spazi delle tribune in modo da dare maggiore ampiezza e respiro ai cortei?

Si dirà che così verrebbero meno gli introiti dei biglietti. Ebbene, forse andrebbe fatta una riflessione su come usare, più proficuamente, i diritti TV. Oggi, grazie a questa qualità di riprese video, i cortei sono uno spettacolo vendibile ai grandi media nazionali e internazionali. Basta impegnarsi un po’ e potrebbe uscir fuori qualche soluzione interessante.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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