02 Maggio 2022

Calendimaggio: chi non partecipa non fa l’amore

Carlo Cianetti
Calendimaggio: chi non partecipa non fa l’amore

Per le vie di Assisi vi è quell’esplosione di energia che si vive una volta all’anno, nei giorni che precedono e che includono il Calendimaggio.

Questa volta la vitalità è almeno raddoppiata dall’astinenza imposta dalla pandemia. L’ultima edizione è del 2019. Nel frattempo ci siamo chiesti come sarebbe stata la Festa, se saremmo riusciti a ridare vita a quella “tenzone cortese” che la caratterizzava.

A valutare dalla partecipazione alle cene propiziatorie e dall’intensità con cui si sta preparando l’evento sembra che tutto vada per il verso giusto.

Però qualche considerazione va fatta. Il Calendimaggio è una manifestazione di popolo molto giovane, non ha ancora 70 anni. Le tradizioni hanno bisogno di secoli per sedimentarsi in maniera stabile e autorevole. La stabilità deriva dalla sperimentazione, l’autorevolezza deriva dalla qualità e dalla partecipazione.

Il Calendimaggio è un evento terribilmente serio. Come lo sono le manifestazioni umane che mettono in campo passioni, sentimenti, ragione e amore. C’è tutto dentro a questa Festa: è il manifestarsi di una cultura di comunità. È essa stessa scaturigine di cultura, intesa come capacità di stare insieme (fare politica), studiare ed elaborare, maturare abilità manuali e ideative, realizzare progetti.

E proprio per tutte queste ragioni, pure essendo una manifestazione ambientata nel Medioevo, il Calendimaggio è il risultato della temperie sociale della Città. Ha tutti i caratteri della festum stultorum, la festa dei pazzi che si ribellano. E in questi giorni sono socialmente accettati comportamenti e fatti altrimenti mal tollerati.

Nel Calendimaggio c’è tutta la forza del Totem, del rito che riafferma il senso di appartenenza alla Comunità.

E questa Festa deve essere tutelata, alimentata, conservata e realizzata con la consapevolezza e con le energie che si riservano a ciò che è ritenuto patrimonio prezioso, inalienabile, inestinguibile.

Non può essere sottovalutata, trattata come un evento generazionale, come un accadimento inesorabile del calendario, perché siamo di fronte a una potente manifestazione della coscienza collettiva, che ha dentro una dimensione prevalentemente laica e una religiosità ancestrale.

Ed è per questo che tutti i cittadini debbono sentirsi responsabili della sopravvivenza e della crescita di questo Patrimonio. Non si può voltare la faccia dall’altra parte nei giorni della Festa, bisogna almeno mettere il naso nelle sedi delle parti, andare a sniffare nei vicoli e nelle piazze gli odori delle erbe, degli incensi delle fiaccole. Bisogna esserci in qualche modo.

Un caro amico, qualche giorno fa, mi ha detto: “No, non partecipo. L’ultima volta ho avvertito un senso di estraneità, mi tengo i miei ricordi”. Ecco, vorrei dire a chi pensa che “si è perso lo spirito delle Festa”, e che il Calendimaggio del passato fosse migliore di quello che si realizza oggi, dico che la Festa è di chi la realizza e di chi vi partecipa. La partecipazione è un aspetto decisivo, è il filo d’erba che insieme agli altri forma il prato. Non c’è spazio per i reduci del Calendimaggio, chi si astiene dal partecipare dà il proprio contributo all’impoverimento di Assisi e della sua Comunità. Esserci è un dovere civico.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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