Sarà interessante vedere in nome di cosa marceranno i partecipanti alla manifestazione del 24 aprile. “Della Pace”, si dirà.
Certo, ma cosa significa?
Quella che è in corso, prima ancora che una guerra, è un’invasione. Non si vada a dire a chi è massacrato dalle bombe che deve farsi comunque uccidere in nome della Pace. L’esempio di Gandhi ha una portata universale nel concetto filosofico, ma è concretamente inapplicabile in altri contesti, in altri luoghi del mondo.
Ha ragione il Papa quando dice che bisogna elaborare “un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo…”. Al presidente ucraino Zelensky, però Papa Bergoglio ha detto “capisco che vi dovete difendere”. Esiste una guerra giusta, costituita dalla necessità di difendersi dai tentativi di distruzione.
Il popolo ucraino ha deciso di resistere. Lo ha deciso a prescindere dalle armi che gli vengono inviate dall’Occidente. Non dare sostegno contro il dittatore imperialista Putin significa ignorare l’aspirazione alla libertà di una comunità nazionale, forse accelerare l’occupazione e la distruzione, probabilmente consentire una carneficina ancora più pesante. Perché se è vero che diminuirebbe la capacità di opposizione, la resistenza, non è detto che diminuirebbe la ferocia e l’aspirazione russa a raggiungere un obiettivo sempre maggiore: in termini di città da conquistare, di culture da annientare, di morti.
Quindi, tornando alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, speriamo che non sia un vuoto rito declamatorio, un palcoscenico per politici e personaggi che hanno bisogno di queste occasioni per restituire un senso alla loro vita, ma che assuma i toni di una protesta netta, forte, inequivocabile contro ogni violazione dei diritti di una nazione, di uno stato ad autodeterminarsi.
Parlando sempre di guerra (ahinoi!), stiamo assistendo a una compressione della libertà di informazione che fa preoccupare.
Quando eravamo in piena pandemia il 90% dei mezzi di informazione ha deciso di togliere la parola ai no-vax e ai no-green pass. Si diceva che le loro opinioni fossero dannose perché alimentavano le credenze di chi, per una ragione o per l’altra, non voleva vaccinarsi. E in qualche maniera questo è vero. Rimane però il fatto che in una comunità democratica, in cui vi è una minoranza che comunque ha una sua forza (circa il 10%, 5/6 milioni di persone), non si può oscurare. Poi, ovvio, rimane il fatto che fra i sostenitori e portavoce di quella minoranza vi fossero persone ragionevoli, che argomentavano con sensatezza, e straccioni del web, che invece sputavano sentenze e parole senza cognizione di causa. I giornalisti esistono apposta, per mediare e tentare di portare chiarezza nei dibattiti.
Ora la censura della maggioranza se la prende con coloro che provano a spiegare come si è arrivati all’invasione dell’Ucraina, cercando di mostrare anche le ragioni di Putin. Credo che ciò sia legittimo e, addirittura, necessario. Ammesso e concesso che Putin sia il nemico, è fondamentale conoscerne le ragioni e la volontà. Perché questo consente di comprendere e risolvere i conflitti. Quando ci si siede a un tavolo di mediazione è chiaro che si deve riconoscere l’avversario, coglierne le istanze, i desideri legittimi e le aspirazioni malsane. Solo così si arriva ad un punto di risoluzione, alla Pace.