Il Governo nazionale ha proposto di organizzare in Assisi, nel 2024, il Forum mondiale dell’acqua. E’ un’ipotesi che va considerata con molta attenzione, perché si tratta del Forum delle grandi utilities, cioè le aziende private che gestiscono quel preziosissimo bene comune che è l’acqua.
Nel 2011 vi fu un referendum con il quale un’enorme parte di italiani si espresse a favore della gestione pubblica.
Ignorando quel referendum, di fatto, la legislazione nazionale continua a favorire la privatizzazione di questa risorsa essenziale alla vita.
Assisi può anche essere palcoscenico (anzi deve!) di iniziative che provengono dall’esterno, ma chi ci abita, chi la vive, chi la amministra non può dimenticare che questa è la città di Francesco, cioè è il luogo di manifestazione della sua esistenza, del suo vissuto e quindi proteggerne l’eredità.
La logica mercatistica su un bene essenziale come l’acqua è una grave violazione del messaggio francescano. Le società che animano il “Forum” suddetto sono Veolia, Enel, Acea, A2A, Suez Lyonnes, Sabesp, giusto per citarne alcune, cioè protagoniste della speculazione privata sull’acqua. In pratica si arricchiscono appropriandosi di un bene comune e – teoricamente – inalienabile.
A lanciare l’allarme è stato per primo Emilio Molinari, già europarlamentare, ma soprattutto uno dei leader della mobilitazione a difesa dell’acqua pubblica. Lo scorso 23 gennaio sul “Fatto quotidiano” scrive un articolo e pubblica una lettera-appello a Papa Francesco, per scongiurare che proprio Assisi, la città del Santo Patrono dell’Italia, dell’ecologia e di tante altre cose, ospiti a convegno queste società.
Il 31 gennaio, su Repubblica, è Dacia Maraini a fare proprio l’appello.
Di fronte a questa imbarazzante iniziativa è il caso che la città prenda posizione in maniera inequivocabile. A cominciare dalla Chiesa (Vescovo e famiglie francescane) depositaria privilegiata del messaggio del Santo, che spesso viene coinvolta in iniziative apparentemente benevole, dietro alle quali si nascondono scopi poco chiari o, peggio ancora, intendimenti speculativi. Poi è l’Amministrazione comunale che deve far sentire la propria voce: Assisi non è una città qualunque, non è un cartellone pubblicitario. Ma soprattutto spetta a tutti noi, comunità, a non consentire che si scambi paglia per oro.
Sappiamo bene che l’anima potente di Pietro di Bernardone imprime il suo marchio a tante scelte, non solo pubbliche, ma anche dei privati cittadini. Il Forum previsto per il 2024 porterebbe tanti soldi, ma si tratta di scegliere quale è l’immagine che vogliamo trasmettere al mondo. La gallina domani è sicuramente meglio dell’uovo oggi.