23 Gennaio 2022

Mojano, il ventre ferito

Carlo Cianetti
Mojano, il ventre ferito

Ogni città, come ogni corpo vivente, ha un ventre. Il ventre del centro storico di Assisi è la zona di Mojano. Un brano di città che tiene la campagna attaccata al centro del centro.

E’ un ventre ferito quello di Mojano. Negli anni ha subito ingiurie gravi come, forse, nessun’altra zona della Città.

Riteniamo che il Parcheggio semi-interrato sia un’opera ben riuscita e funzionale. Serve una parte della città carente di aree di sosta, si inserisce in maniera armoniosa nel contesto paesaggistico.

Detto questo, vi sono dolenti note.

Le storiche fonti sono state abbandonate, fino al degrado totale. Di fatto ne rimane solo qualche traccia. Da almeno 3 decenni tutte le amministrazioni che si sono succedute hanno promesso di provvedere al restauro. Pochissimo è stato fatto, niente di risolutivo. Le fonti sono di fatto scomparse.

Ma la ferita non rimarginabile è costituita dall’orribile scala mobile. Un’opera raffazzonata, fortemente impattante, al servizio esclusivo dei clienti del parcheggio (quindi non di tutta la comunità) e – come non bastasse – trasporta solo in salita, cioè viaggio di sola andata. E quindi le malcapitate famiglie, con bambini e passeggini, oppure le persone disabili, sono costrette a varie peripezie per tornare all’area di sosta.

L’opera poteva essere realizzata diversamente, con sbocco in piazza Santa Chiara, a fianco della Banca popolare di Spoleto, con minimo impatto ambientale e una funzionalità di gran lunga superiore.

A suo tempo, all’Amministrazione comunale (Bartoli-Ricci), furono presentati anche progetti in tal senso, che vennero puntualmente ignorati.  

A Mojano, fino all’inizio degli anni Settanta, c’era il mattatoio. Una struttura rimasta poi inutilizzata per decenni, fin quando non sono arrivati i soldi del terremoto che ne hanno consentito il recupero. Si tratta di un piccolo agglomerato urbano di grande fascino. Poteva assumere varie destinazioni. Chi scrive, insieme ad altri amici e compagni, suggerì di farne la “città delle associazioni”, cioè sede delle varie associazioni, circolo ricreativo, biblioteca, bar, eccetera… Poteva così diventare un fulcro sociale per il centro storico e il territorio comunale, considerata anche la presenza del parcheggio.

Ovviamente il suggerimento non venne neanche preso in considerazione, la Giunta Ricci decise di darlo in affitto alla Guardia di Finanza: pecunia non olet e chissenefrega della vita sociale della Città!

La vicenda dell’ex-mattatoio è paradigmatica, perché racconta una visione amministrativa: la politica del fare giusto per fare, priva di visione e di progettualità e ignara del dovere di un buon governante: quello di migliorare il vivere quotidiano dei suoi cittadini.

Ci sono i soldi e noi li utilizziamo. Per fare cosa non si sa, ma ce li danno e noi li prendiamo.

Sui social, un ex-assessore allo sport, commentando l’articolo della scorsa domenica, “L’inutile Palaeventi”, ci spiega che quella struttura non è costata neanche un euro ai cittadini di Assisi , perché è stata realizzata con finanziamenti legati al Puc. Vale a dire non ha tirato fuori soldi il Comune perché ce li ha dati la Regione o qualcun altro.

Il discorso è di per sé ridicolo, i soldi pubblici sono di tutti. Ma è un ragionamento che tradisce un’idea sovranista, di per sé disarmante: non siamo più al “prima l’Italia”, ma al “prima Assisi”. Fra un po’ arriveremo a dire “prima Santa Maria degli Angeli”, poi “prima via Patrono d’Italia” in contrapposizione a chi dirà “prima piazza del Comune”.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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