25 Dicembre 2021

Quando i migranti si chiamavano Maria e Giuseppe…

Mauro Balani
Quando i migranti si chiamavano Maria e Giuseppe…

Con questo articolo la redazione di Assisi mia augura ai suoi lettori un futuro di speranza, solidarietà e pace”

Oggi il presepe sembra aver smarrito il suo arcaico e paradigmatico valore; del Natale alimenta soltanto un’oleografica immagine priva di solidi riferimenti. D’altronde, le fonti evangeliche sono così avare di dettagli da aver consentito più riscritture della Natività. Dobbiamo principalmente all’apocrifa narrazione se conosciamo finanche la verità non rivelata. Emblematico è il caso del Vangelo secondo Matteo: si sofferma sui particolari della strage degli innocenti mentre ignora la quotidiana cronaca della fuga in Egitto, le cui tappe hanno invece somma evidenza nella tradizione. Per lucida memoria dei popoli sappiamo che Giuseppe, volendo far perdere le proprie tracce alle guardie di Erode, aveva ferrato a rovescio l’asino montato dal Bambin Gesù e dalla Casta Madre. Scoperto lo stratagemma, gli inseguitori incalzarono rapidamente la Sacra famiglia, presto costretta a nascondersi tra le piante dei lupini, in quel tempo rigogliose e belle. All’improvviso i loro baccelli cominciarono ad accartocciarsi già secchi, provocando uno scoppiettio così fragoroso da insospettire le guardie. Vano fu l’accorato invito a tacere rivolto da Maria ai lupini. I tre richiedenti rifugio scapparono di nuovo, ivi trattenendosi giusto il tempo per la Madonna di poter maledire quelle piante: “D’ora in poi diverrete un’erba bassa e dai semi amari, chi li mangerà non sarà mai sazio”. Maria, sempre votata alla silente obbedienza, per la prima volta è esasperata a tal punto da concedersi un’invettiva. Nella vita tutto si può cristianamente accettare tranne l’ostilità verso i migranti in fuga da un sanguinario dittatore, Giudeo o Afgano poco importa. Non più ai coloriti moccoli ma a questo esatto episodio deve esser fatta risalire l’origine etimologica del termine smadonnare, alfine liberato dall’alea del peccato. Imperdonabile è unicamente l’indifferenza al cospetto delle madri e dei bambini in cammino verso un mondo migliore, non certo “avere le madonne” per una causa universale più santa della notte di Natale.

Mauro Balani

Nato in casa nel giorno bisestile, figlio di operai e nipote di contadini, laureato in scienze economiche e bancarie, dirigente d’azienda, sa preparare la torta di Pasqua e ha vinto anche un premio, crede di aver visto il regolo ma non è sicuro.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]