05 Dicembre 2021

Assisi non è una città per sportivi

Carlo Cianetti
Assisi non è una città per sportivi

La qualità degli impianti sportivi, in una città, è di sicuro un segno della qualità della vita dei suoi abitanti. Assisi ha avuto e tuttora ha alcune eccellenze.

Con alcuni amici parlavamo qualche giorno fa delle stagioni gloriose che ha vissuto la pallacanestro. Prima in Convitto, luogo dove lo scambio sociale fra assisani del centro storico e convittori, grazie anche alla lungimiranza di illuminati pedagoghi come  il rettore Sebastiano Veneziano, è stato una fucina educativa, un modo di interpretare le relazioni umane e di vivere la competizione; poi alla Montedison, con il contributo di tante persone appassionate – allenatori, dirigenti, giocatori, accompagnatori, tifosi –, la pallacanestro si è allargata al territorio e ha messo in secondo piano il calcio che, tuttavia, nel territorio comunale ha avuto sempre la prevalenza in termini di pratica e popolarità.

Nei decenni vi è stata una costante: la carenza di impianti sportivi, luoghi dove allenarsi e disputare le partite ufficiali. I meno giovani ricordano le gare nel campo del Convitto all’aperto e poi quelle alla Montedison, dove un tetto c’era, ma malandato e usurato, al punto che quando pioveva gocciava acqua anche nel campo di gioco.

Finalmente, verso la fine degli anni Ottanta, è stato costruito un palazzetto, ma tempo una decina di anni è stato convertito in piscina. E allora si è andati nella palestra provinciale di Santa Maria degli Angeli dove tuttora si gioca, anche se la gestione è stata di fatto appaltata a un privato.

Negli ultimi anni ha avuto una crescita prepotente il movimento pallavolistico e ormai da decenni Assisi è anche sede della federazione pugilistica.

Eppure continua ad esservi una disarmante carenza di strutture. Frutto, anche in questo caso, di una visione miope e bottegaia di gran parte degli amministratori che si sono succeduti nei decenni. Non si è mai ritenuto che lo sport, il tempo libero, la cura del corpo, l’attività fisica fossero degni di priorità.

Le energie e le attenzioni amministrative sono state dedicate all’urbanistica, ai lavori pubblici connessi alla mobilità e in generale alla conservazione della struttura urbana, sociale e commerciale che si è sedimentata dal secondo dopoguerra.

Per la verità una grande opera sportiva è stata realizzata nel passato non lontano.

Alla fine dei Sessanta venne costruito il mega-impianto di Fossa Caroncia, uno stadio da almeno 15 mila persone, con una pista in tartan (in verità si trattava di breccia con un po’ di gomme in mezzo), e un prato di gioco dispendiosissimo per la manutenzione e assolutamente inadatto a rispondere alle reali esigenze della popolazione.

Uno stadio che si è riempito di pubblico una sola volta: per lo spareggio di prima categoria fra Nocera Umbra e Sigillo. Siamo verso la metà dei Settanta. Non parliamo poi dei campi da tennis, di fatto utilizzati solo da eroici appassionati perché avevano un fondo che corrodeva scarpe e palle dopo due partite.

Assisi vs Città di Castello 1977

E poi c’è la piscina, amore di tutti gli assisani. Anche chi scrive ha trascorso bellissime estati in quel luogo: era l’unico impianto pubblico del circondario (quella di Bastia era privata), era grande, spaziosa e speciale luogo di incontro nelle giornate assolate di luglio e agosto.

Detto tutto questo, la piscina è di fatto assurda nelle sue dimensioni e funzionalità, quanto lo sono stati (assurdi) lo stadio e i campi da tennis. Occupa uno spazio enorme, costruita come se dovesse essere il fulcro dell’attività natatoria nazionale in realtà era utilizzabile 2 mesi all’anno. Richiedeva un consumo d’acqua esagerato, aveva centinaia di spogliatoi, terrazzi e spazi mai pienamente utilizzati. Da più di 10 anni è chiusa.

Amministratori di buon senso (non servono geni) avrebbero trasformato quello spazio in qualcosa di più funzionale, utilizzabile anche in inverno dalle famiglie, magari con aree per la riabilitazione, per le terapie posturali e via dicendo. Invece se ne è accompagnato il degrado prima spendendovi molti soldi (Ricci & C), poi assistendo inermi.

Ormai migliaia sono i praticanti di sport al chiuso, ma di fatto vi è in tutto il comune un solo palazzetto adeguato ad ospitare gare ufficiali. Sembra che si realizzerà a breve una struttura, sembra che si metterà mano alla piscina e via dicendo.

In pratica l’impianto di Fossa Caroncia, costato un sacco di soldi, è stato un’opera smodata, che non ha mai risposto appropriatamente alla domanda di sport della comunità cittadina. Un salone troppo grande e impegnativo, da gran galà, per un popolo che voleva solo un salotto dove fare le feste.

Come abbiamo avuto modo di dire in altre occasioni, servono sì impianti dove praticare le discipline a livello semi-professionistico ma anche luoghi per lo sport diffuso. Campi di calcetto, basket, volley, padel, tennis, ai quali si possa accedere facilmente, senza pagare cifre esagerate. Si dia l’occasione di riscoprire lo sport come gioco, come competizione amichevole.

Decenni addietro i vicoli e le piazze di ogni città e di ogni borgo si trasformavano, a una certa ora del pomeriggio, in aree di gioco dove correre dietro a una palla. Ora i tempi son cambiati ma si dia ai cittadini la possibilità di utilizzare spazi liberi per fare attività sportive.

Non si può lasciare tutto in mano ai privati, ma soprattutto non si può continuare a governare come se lo sport fosse aspetto trascurabile della vita cittadina.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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