Le furbate son corte di gamba e hanno quasi sempre a che fare con le bugie.
La rottura di un patto è l’errore più grave che si possa fare in politica. Perché la politica, fra le altre cose, è l’arte di mettersi d’accordo, cioè tentare di trovare soluzioni a problemi e istanze multiformi e complessi.
Quando un cittadino va alle urne non vota sola il candidato, vota anche una proposta di coalizione, un progetto di governo per la legislatura. L’elettore ha talvolta poche idee ma chiare: vuole che chi chiama a rappresentarlo rispetti i patti, non sia litigioso e si preoccupi di migliorare la qualità della vita della comunità.
Il Partito Democratico di Assisi, dando continuità alla propria e – a questo punto – insopprimibile tentazione al tradimento (evitiamo qui di citare i numerosi precedenti), ha deciso che per una poltrona si potesse fare uno sgarbo alla coalizione di maggioranza, alla Sindaca e, come detto, al popolo che ha scelto di far gestire la città al centrosinistra nei prossimi 5 anni.
I tatticismi aiutano a vincere qualche piccola battaglia, mentre le strategie servono per vincere le guerre. La furbata dei consiglieri del PD di Assisi di far eleggere Donatella Casciarri anziché (come stabilito in un precedente accordo dai 4 partiti e movimenti della coalizione) Giuseppe Cardinali della lista che ha vinto le elezioni, Assisi Domani, ha del vergognoso. E la dice lunga sull’insipienza di quanti hanno elaborato questa idiozia.
La legge elettorale dei comuni, dà al sindaco ha un potere enorme, essendo eletto direttamente dai cittadini. Può nominare gli assessori, sostituirli e addirittura cambiare maggioranza. D’altro canto è complicatissimo mandarlo a casa, lo si fa con una mozione di sfiducia oppure bocciando il bilancio.
Ma avviene molto raramente, è complicato e poi la verità è che in questo Paese l’attaccamento alla poltrona ha una dimensione patologica. Il caso della sfiducia a Ignazio Marino a Roma, per esempio, fu frutto della mitomania masochistica messa in piedi da una congrega di incapaci.
Ad Assisi si sta prendendo una strada simile. Per mostrare la propria forza, per conquistare una poltrona in più, il PD ha preferito votare con Lega, Fratelli d’Italia e compagnia cantante. Si è cominciato gettando un’onta sul Governo cittadino.
Il Partito democratico di Assisi dovrebbe ragionare su un fatto: non ha vinto le elezioni perché ha perso consensi e consiglieri comunali. Non è il primo partito, superato da una lista civica. Il PD ha vinto in tutta Italia, non ad Assisi. La sua classe dirigente (chiamiamola così) dovrebbe quindi aprire una riflessione a bassa voce, rendersi conto che deve molto a un signore che ha preso oltre 800 preferenze, senza le quali sarebbe al 13%. Si trova al governo perché ha attaccato il carro a quello di una signora che è riuscita a diventare sindaca anche grazie ad una encomiabile tenacia.
Enrico Letta, parlando della bocciatura della legge Zan si è molto indignato con Italia Viva, da lui ritenuta responsabile della bocciatura con scrutinio segreto. Ha usato parole dure nei confronti dei franchi tiratori.
Di sicuro non sa che ad Assisi 4 franchi tiratori stanno mettendo in crisi una coalizione molto simile a quella per la quale lui sta lavorando (il “campo largo”) in vista delle prossime politiche.
In un partito serio arriverebbe la scomunica dai livelli regionali e nazionali. Un po’ di coscienza, di senso della cosa pubblica e di intelligenza porterebbe la neo-eletta alla presidenza del Consiglio comunale – con i voti della destra – ad abiurare: “scusate abbiamo sbagliato, era uno scherzo…”.