Fino a qualche anno fa il risultato delle elezioni amministrative vedeva ai primi posti, spesso in doppia cifra, i partiti tradizionali e in fondo le liste civiche.
Le ultime elezioni ad Assisi hanno visto trionfare le liste civiche, quelle che non hanno derivazioni nazionali o regionali e che di solito esprimono istanze sociali e culturali legate al territorio.
“Assisi domani”, la lista voluta da Proietti già 5 anni fa ha trionfato, prima lista in assoluto, grazie anche al grande successo di Veronica Cavallucci, assessora uscente con più di 587 preferenze.
E’ andata bene anche la lista voluta da Cosimetti, anche se con molti meno consensi.
E però, chi è che lancia proclami di trionfo? I partiti tradizionali.
La Lega, attraverso il suo tribuno assisano, nonché capogruppo regionale, Stefano Pastorelli, canta vittoria: siamo il primo partito del centrodestra! Vero, ma è come dire: siamo i nani più alto del mondo!
Quel che non è sfuggito a nessuno è l’emorragia subita dalla Lega: persi circa il 70% dei consensi rispetto alle regionali di soli 2 anni fa. Forse sarebbe stato più onesto dire: abbiamo perso, speravamo di fare meglio, adesso si ricomincia. A consolare però c’è la continuità: la dinastia Pastorelli germina nuovi eredi. Bossi chiamava suo figlio “Il Trota”, convinto che il delfino fosse specie troppo nobile da associare al suo rampollo. Qui c’è “il Carpa”, in onore i pescioni del laghetto del Pincio.
Siccome i politici credono che la gente viva dentro una caverna, sparano sciocchezze, illudendosi che poi qualcuno ci creda. La propaganda può servire ad ingannare qualcuno per un breve periodo, ma poi i fatti hanno la testa dura e vincono la sfida con le bugie.
Grida al successo anche il Pd. Proclami in puro politichese che raccontano una dimensione distopica. Il Pd perde 2 consiglieri su 6, dopo avere trascorso un’intera legislatura nell’ombra. Lasciando spesso la stessa Proietti da sola ad affrontare le intemperie (piccole per la verità) della politica. Senza il consenso straordinario del vicesindaco Stoppini (818 preferenza), che all’interno del partito è in assoluta minoranza fin quasi all’isolamento, sarebbe decaduto al suo minimo storico. Eppure i suoi capataz gridano vittoria.
Il Movimento 5 stelle lenisce la disfatta (voti più che dimezzati) grazie all’elezione di una consigliera comunale. Ma ha dovuto cambiare pelle, far finta, ad esempio che non siano esistite le battaglie su Villa Gualdi e la difesa del territorio, effettuate nella legislatura.
Come abbiamo già detto in altro articolo, Proietti è perfettamente post-ideologica: moderata fino ad essere conservatrice, cattolica, ma sedicente ambientalista, umanitaria, terzomondista e soprattutto molto grintosa e grande lavoratrice. Capace, per tutto ciò, di sconfiggere la destra senza far vincere la sinistra. Sarebbe una perfetta candidata alla presidenza della Regione Umbria, fra tre anni, se non vi fossero altre Magnifiche sorti.
Retroterra di tutto ciò è la scomparsa della politica intesa come arte del confronto finalizzato al governo, della raccolta del consenso attraverso le organizzazioni sociali, culturali e partitiche. Oggi si vincono le elezioni con le persone giuste, non più con le organizzazioni giuste.
Non ci sarebbe nulla di male, se non che una città del rilievo di Assisi può essere ben gestita soltanto se vi è una squadra ampia, un insieme di competenze, di cervelli con idee e progetti. E una squadra, una visione della città e del mondo, si costruiscono negli anni attraverso lo studio, l’approfondimento, lo scambio, l’elaborazione. A questo sono serviti i partiti, quelli che non esistono più, che oggi hanno un nome senza una sostanza. Scomodiamo De Saussurre: sono un significante senza significato.
A questo proposito ha scatenato in chi scrive una potente risata la dichiarazione dell’ex socialista Luigi Bastianini, che dopo una giravolta opportunistica che lo ha portato a presentarsi insieme a Forza Italia, ha dichiarato qualcosa tipo: qui bisogna cambiare pelle altrimenti ne trarremo le conseguenze. In un accalcamento politico come quello nel quale si è presentato Bastianini se si decide di cambiare “pelle” non rimane niente, perché dentro la pelle c’è il nulla.