Non era difficile prevedere la vittoria di Stefania Proietti. Il centrodestra ha presentato un candidato improbabile, sconosciuto di fatto, completamente fuori dalla politica e della vita sociale della Città. Per di più uomo di nessuno, perché nessuno dei partiti della coalizione ha mai rivendicato la paternità di Cosimetti.
Un flop, quello del centrodestra, in particolare della Lega che solo 2 anni fa aveva fatto registrare alle regionali il 43%. Ora si ferma al 13%. Una discesa verticale alla quale non ha fatto riscontro un aumento rilevante di FDI, più o meno al 12%. Semmai un po’ di voti della Lega li ha presi la lista Assisi Insieme, quella che portava nel simbolo il nome di Cosimetti. Scompare dal consiglio comunale Forza Italia ed è un dato clamoroso, è la prima volta
Se si vanno a vedere indietro le elezioni degli ultimi decenni ci si accorge che il centrodestra ad Assisi ha sempre avuto maggioranza strabordante: dal 65% al 75%. Anche nelle elezioni del 2016 avrebbe probabilmente vinto se non si fosse diviso in 5 candidati-sindaco.
Questa volta si è fermata a poco più del 42%. L’unità non è bastata: l’esperienza insegna che i candidati non si inventano. Se non sono conosciuti almeno che abbiano un appeal identitario, o una grande capacità di comunicazione. Oppure, ma è chiedere troppo, che abbiano progetti visionari. Non basta essere fotogenici.
E ai partiti ricordiamo che non possono limitarsi a portare i big nazionali in città perché agli assisani, schivi e umbratili, di Salvini e Tajani non gliene frega proprio nulla (e neanche di Franceschini e Conte, per la verità).
Stefania Proietti ha avuto il merito di essere molto poco di sinistra, ma di accaparrare il consenso della sinistra, che temeva un ritorno delle destre. È la vicenda del voto utile, che ha di fatto schiacciato completamente Luigino Ciotti e la sua lista.
Insomma, una moderata che ha attratto il voto dei moderati, dei potentati economici, e che è stata tollerata dai settori più radicali del post-comunismo.
Aver ricoperto la carica di sindaca per 5 anni ha avuto il suo peso elettorale e alla fine, nell’incertezza su chi scegliere, si finisce con il preferire chi si conosce già, chi è già al comando.
Si aggiunga a tutto questo che dopo le sofferenze del Covid la Città ha avuto una ripresa economica prepotente. I portafogli hanno cominciato a rimpinguarsi, è tornato l’ottimismo. E quindi molti si sono detti: ma chi me lo fa fare di cambiare? È accaduto a destra come a sinistra e soprattutto al centro.
Che sia stata essenzialmente una vittoria personale di Proietti lo dimostra anche il fatto che prima lista della città è risultata “Assisi domani”, la civica voluta dalla Sindaca già 5 anni fa.
Il Pd si salva con il 17% (perde 2 consiglieri) grazie alla straordinaria performance elettorale del vicesindaco uscente Valter Stoppini che, da solo, ha portato al partito 818 preferenze su 2327, ovvero circa il 35%.
Si raccapezza il Movimento 5 stelle, che seppure molto ridimensionato nei numeri (dall’8% a poco più del 4%) riesce a entrare in consiglio comunale con Isabella Fischi, grazie alla coalizione con la candidata sindaca e non sarà certo una spina al fianco. Lo diciamo a chi poteva sperare che vi fosse in maggioranza una voce critica.
Il resto è folclore.
Una notazione finale: l’affluenza alle urne è stata bassa (65%). Mai si era arrivati a questo livello alle elezioni amministrative.
Le ragioni sono molte. Di sicuro ha avuto un peso la qualità della campagna elettorale (piatta e scarsa di contenuti), candidati poco stimolanti o addirittura poco credibili, e la perdurante assenza dei partiti dalla vicenda politica cittadina.