12 Settembre 2021

La visione assente

Carlo Cianetti
La visione assente

La parola magica è: “visione”.

Ha molti significati: apparizione, analisi di un oggetto, percezione degli stimoli luminosi o, semplicemente, veduta. A noi, in questo articolo, interessa l’espressione ‘visione’ intesa come modo di immaginare e prefigurare il futuro. Ecco, l’altra parola che manca e che è mancata in questi decenni, a chi ha amministrato la città è: “futuro”. Finora assenti gli sguardi alti e lunghi verso le prossime generazioni; ci si è accontentati dell’ordinaria amministrazione con atterraggio sulle successive elezioni.
Visione e futuro. Molto spesso ci si è impegnati a rincorrere il passato, con atteggiamento antiquariale e nostalgico e miseramente conservativo, ma non si è mai gettato il cuore oltre l’ostacolo e, di fatto, non si è mai pensato che il grande albero della cuccagna che è Assisi e il suo patrimonio artistico e spirituale, a un certo punto avesse bisogno di essere rivitalizzato.
Un paio di settimane fa Francesco Berni, su questo sito, ha paventato un confronto Assisi-Carcassonne, individuando nella cittadina francese un modello di città-fantasma da scongiurare con tutte le forze.
Quaranta anni fa capitò anche a chi scrive di visitare quella cittadina e già allora, effettivamente, dicemmo con i compagni di viaggio (fra loro Piero e Paolo Mirti), che anche Assisi rischiava la fine di Carcassonne. Allora le distanze fra le due cittadine, in termini di vitalità sociale, erano ancora notevoli; ora si sono assottigliate di molto.
Esistono alcuni problemi che non sono mai stati affrontati. Il primo è lo spopolamento dei centri storici, a cominciare da quello di Assisi.
Nei decenni passati, in particolare nel ventennio Bartolini-Ricci, non è stata di fatto praticata alcuna politica che favorisse la permanenza dei residenti nei centri storici. Niente edilizia popolare, nessun tipo di controllo sulle nuove attività ricettive, nessun (o quasi) tipo di incentivazione per le giovani coppie, nessuna politica di agevolazione fiscale (o quasi).
Quindi sono aumentati B&B, affittacamere, case-vacanze e, per di più, è aumentata notevolmente la presenza di immobili gestiti dalle famiglie religiose.
Allo stesso tempo, ai residenti non sono stati offerti servizi tali da rendere più vivibile la città. Molti parcheggi “satellitari”, ma gestiti da una società privata, che di fatto ha impedito politiche a favore degli abitanti. La vicenda del parcheggio di Piazza Matteotti è una delle macchie che porta sulla coscienza l’uscente amministrazione Proietti.

Il secondo problema, mai seriamente affrontato, è quello della pianificazione del territorio: mobilità, consumo del suolo, collegamento fra le frazioni.
I governi di centro-destra hanno lasciato libertà di azione e, anzi, hanno agevolato uno spregiudicato uso del territorio da parte di imprese private, che hanno preferito costruire ex-novo anziché recuperare. Lo sciagurato PRG voluto da Ricci e dalla maggioranza che lo sosteneva, è stato di fatto uno strumento gestito, più o meno direttamente, da potentati locali. Il caso di Villa Gualdi, per il quale ha responsabilità gravi anche l’amministrazione Proietti, è il più evidente di una serie di interventi spregiudicati a cui dovremo assistere da qui ai prossimi anni, con conseguente devastazione delle nostre aree agricole e verdi.
Nel frattempo il territorio comunale rimane sfrangiato, diviso e separato, senza occasioni culturali né materiali per creare una sinfonia sociale fra frazioni e centro storico.

Il terzo problema riguarda il turismo, ed è a collegato strettamente agli altri due. Il tipo di turismo che abbiamo è il risultato delle politiche di gestione della Città.
Se si pensa che anche in futuro l’obiettivo da perseguire sia l’aumento costante degli arrivi (attenzione, gli arrivi non le presenze), cioè si ritiene che debba aumentare il turismo di massa e quindi assecondare il fenomeno dell’overtourism,  con conseguente, ulteriore aumento delle strutture ricettive a scapito di quelle abitative, nel giro di poco tempo Assisi diventa davvero una grande church-park, un baraccone in cui l’attrazione principale sarà costituita dalle chiese, abitato prevalentemente da frati e suore.

Allora una riflessione si impone.

Che ne deve essere del centro storico, che rimane fulcro d’attrazione turistica? E quale il ruolo delle frazioni?
Il centro storico può e deve diventare il salotto buono del Comune. Va organizzato per ospitare i turisti in un contesto di dinamismo culturale e di tranquillità logistica. Quindi chiusura totale al traffico delle auto, almeno nei mesi di alta affluenza. Va dotato di servizi adeguati, attività ricettive e commerciali di gran lunga migliori di adesso, quindi di strutture di mobilità alternative alle auto.
Chi ritiene che la vivacità sociale e commerciale di una città sia legata alla possibilità di transitare ovunque con i mezzi a motore, non ha mai verificato come funzionano i centri storici del resto del mondo.
L’invasione delle auto, il via libera al casino più totale al quale abbiamo assistito in questi mesi, procura un danno d’immagine alla città di cui, evidentemente, non ha la minima consapevolezza chi la amministra.
Si lavori da subito per avviare la transizione verso l’elettrico. Finora non è stato fatto nulla.
A Parigi, per portare un esempio, è stato imposto il limite di velocità a 30 km orari in tutta la città, i parcheggi costano 6 euro all’ora. Chi usa l’elettrico ha invece tutto gratis.
Certo, bisogna saper distinguere, perché per ora l’elettrico è appannaggio dei più ricchi, ma è proprio su questo aspetto, con la dovuta progressività, che un’amministrazione comunale deve intervenire.
Una “visione” prospettica di salvaguardia e sviluppo della città, pone al centro il tema della mobilità e della salvaguardia del territorio. Anche su questo piano nulla di virtuoso è stato fatto. Anzi, abbiamo assistito a molti danni.

Ora, drammaticamente, questa benedetta “visione”, cioè un approccio progettuale al futuro, vorremmo emergesse nei programmi dei candidati, soprattutto dei 2 che realisticamente si contendono la poltrona di sindaco, cioè Cosimetti e Proietti. Invece niente: programmi vacui, tali da non scontentare nessuno, liste della spesa che prefigurano, ben che vada, un progressivo degrado culturale e sociale.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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