18 Luglio 2021

Una comunità che pian piano scompare

Carlo Cianetti
Una comunità che pian piano scompare

Qualche giorno fa è morto Lucio Biondi.

Anche i migliori hanno dei nemici, ma Lucio era amico di tutti. Un gigante buono, con la battuta pronta, una persona perbene e in gamba. Raccontava della sua malattia con la normalità e la serenità di chi stesse parlando di qualcun altro, di qualcuno che non conosceva. Il tributo che la città gli ha riconosciuto, con la presenza in chiesa e i ricordi sui social, è eloquente più di ogni altra considerazione: un uomo benvoluto e stimato.
La scomparsa di Lucio è l’ultima di una serie lunga. Troppo. Non facciamo un elenco, perché sarebbe inutile e dimenticheremmo qualcuno, ma se ne sta andando una generazione di persone che ha caratterizzato la vita culturale e sociale di Assisi, nel centro storico e nel resto del territorio.
Il Covid ha fatto la sua parte, ma anche le altre malattie hanno mietuto tante vittime. È come se una forte depressione psicologica e collettiva avesse indebolito le difese immunitarie, aperto il campo alle malattie.
La comunità sembra attonita, per la tristezza e il dispiacere che provocano le tante morti di amici e conoscenti, ma poi perché si ha la sensazione che quelle caselle che erano occupate dalle persone che ci hanno lasciato, non vengano riempite da altri. Come se non si riuscisse a stabilire un passaggio di testimone fra generazioni. È come se i baby-boomers (i nati nel ventennio 1945-65) avessero interrotto la comunicazione con i millennials (1980-2000), cioè con coloro che oggi hanno dai 21 ai 41 anni.
È totalmente cambiata la dimensione sociale: i boomers giocavano le proprie carte in un contesto aperto: le piazze, i vicoli, le strade. Confronto serrato, faccia a faccia. I millennnials se la vedono prima attraverso i social. Poi, semmai,
le questioni rimbalzano nei luoghi fisici, in una dimensione di confronto diretto.
Nel frattempo, per ragioni non solo connesse allo sviluppo tecnologico, hanno perso capacità di intervento le “agenzie di mediazione” fra la cittadinanza e le istituzioni: i partiti, le parrocchie, i sindacati, le associazioni. La scuola vive una crisi sconvolgente e davvero preoccupante.
Ma in questo perdersi delle generazioni non vi è qualcuno che sia meglio dell’altro. Per uscirne – se possibile – ognuno deve fare la propria parte. I giovani possono tentare il tuffo in mare aperto, sfidando le insidie delle onde e degli squali; i vecchi (noi) devono riconsolidare un terreno di cimento che si è sgretolato negli ultimi decenni, offrirlo ai propri figli, alle generazioni successive.
La politica e le scelte delle amministrazioni locali hanno una funzione decisiva. Perché favorire l’aggregazione (sia attraverso lo sport che la realizzazione di luoghi che favoriscano l’incontro), la cultura (eventi, luoghi di lettura, di dibattito) e soprattutto il ripopolamento dei centri storici (agevolazioni fiscali, social-housing, facilitazione della mobilità), vuol dire rivitalizzare il tessuto relazionale.
Nella società del benessere diffuso è decisivo che i governanti si occupino di offrire ai cittadini strumenti per vivere bene il proprio tempo libero. Va bene il camion di breccia, l’appello per i ristori, la regolazione del traffico, il rifacimento del marciapiede e del punto luce, ma poi bisogna creare occasione per il divertimento. Si ha la sensazione che la comunità assisana abbia perso la capacità di divertirsi, anche perché quando si è in pochi le occasioni di svago e creatività diminuiscono.
Quando l’Italia vinse i mondiali, l’11 luglio del 1982, Piazza del Comune era piena di gente. In molti, per gioco, sono finiti dentro la fontana. Domenica scorsa, 11 luglio 2021, vittoria degli Europei (quasi 40 anni dopo) in Piazza del Comune c’erano pochissime persone e nessun segno di festa.

Certo, nessuno ne ha colpa, ma non si può far finta di niente.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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