30 Maggio 2021

Il futuro della Cittadella

Carlo Cianetti
Il futuro della Cittadella

Diverse volte abbiamo affrontato la questione del recupero di immobili sottoutilizzati o addirittura in stato di abbandono, non solo nel centro storico.
Abbiamo richiamato alle proprie responsabilità i rappresentanti del clero, a cominciare dal Vescovo, le famiglie francescane e i benedettini, questi ultimi proprietari di patrimoni immobiliari importanti, molti dei quali venduti di recenti e, in alcuni casi, oggetto di speculazioni che probabilmente, anche in chiave elettorale, andrebbero approfonditi.
Poi esistono dei veri e propri gioielli, dei brani di città, sui quali non si può continuare a tacere.
Del Convitto abbiamo accennato in passato: un’opera ciclopica, una megastruttura, progettata prima del Ventennio, resa possibile anche grazie al favorevole rapporto fra Arnaldo Fortini e Benito Mussolini. Di sicuro una seria analisi sulla funzione del Convitto nazionale e un eventuale intervento strutturale sarebbero auspicabili, con buona pace di chi oggi continua a dire che il Convitto va bene così com’è.
Ma oggi ci preme parlare di un altro brano di città che – in tempi recenti –  ha influenzato quanto nessun altro la scena culturale di Assisi: la Cittadella pro-civitate christiana.
Lo spirito del fondatore dell’associazione, don Giovanni Rossi, è perfettamente descritto in queste sue parole: “Tutto cambia al mondo, noi assistiamo a trasformazioni di anime, di popoli e di religioni, impensabili. Bisogna che noi prepariamo più che opere, ponti; più che prediche dialoghi; più che ricordi nuove visioni di un avvenire di libertà, di pace, di giustizia”. Sono parole pronunciate diversi decenni fa, quando il tema delle migrazioni era meno sentito e quando i conflitti causati da fanatismi religiosi non erano così allarmanti.
Nasce come associazione missionaria nel 1939 la Pro civitate e con la costruzione della Cittadella, negli anni Cinquanta, diventa luogo di incontri fra culture e religioni diverse, laboratorio di progetti e idee, sempre nello spirito del dialogo, della “costruzione di ponti”. È stato il luogo dove è passata la cultura europea e mondiale: i massimi intellettuali, politici, religiosi, mistici, filosofi in questi 70 anni si sono confrontati alla Cittadella. Talvolta nel totale disinteresse della popolazione assisana. E però hanno lasciato tutti un seme.

Ora la Cittadella vive per l’impegno costante e gravoso dei suoi volontari, alcuni dei quali sono testimoni della storia del luogo per avervi soggiornato sin dai primi anni. Si continua a fare ospitalità, a organizzare attività e si tengono disponibili i suoi scrigni, a cominciare dalla galleria di arte contemporanea e dalla biblioteca. Ma sarebbe sciocco non interrogarsi sul futuro di questo piccolo quartiere, di questo straordinario centro di elaborazione culturale. Sarebbe ipocrita non considerare che i tempi sono cambiati e anche la Cittadella ha bisogno di nuove energie e di nuove idee.
La città, la politica, ma soprattutto la curia debbono interrogarsi e confrontarsi con la Comunità che tiene in piedi e anima la Cittadella per capire come creare un nuovo innesto con il resto del territorio.
È una questione di enorme importanza per Assisi e per la sua dimensione culturale. È questione molto complessa, ma è necessario che se ne parli che si cominci a ragionare.
Ecco, spesso ci stupiamo di come nella nostra Città non ci si interroghi su grandi temi come quello del recupero e della valorizzazione di luoghi-simbolo. Ci rattrista constatare come le amministrazioni locali, ma anche le associazioni, i gruppi di influenza, le comunità religiose non riescano a proiettare il proprio sguardo oltre il panorama che si apre dalla propria finestra. E non è un problema di vista, ma di “nuova visione”, avrebbe detto don Giovanni Rossi.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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