23 Maggio 2021

La politica ad Assisi è morta da un pezzo, ma i cittadini che fanno?

Carlo Cianetti
La politica ad Assisi è morta da un pezzo, ma i cittadini che fanno?

Non si è mai verificato un così forte disinteresse verso imminenti elezioni amministrative. Di solito quando mancavano 5-6 mesi al rinnovo del consiglio comunale turbinavano nomi di candidati, i partiti facevano sentire la propria voce, le organizzazioni sociali lanciavano proposte, richieste, idee.
Niente di tutto questo, tutto fermo. Come se il blocco delle attività causato dalla pandemia avesse anestetizzato le istanze, reso incapaci di reagire e di sintonizzarsi sul flusso del reale, come se non si fosse sconfitto quel formicolio che affligge i corpi rimasti fermi e in posizioni innaturali per troppo tempo.
Ma la mancanza di proposte e la scarsità (numerica) di candidati possono essere anche il segno di una certa rassegnazione verso la politica e la sua capacità di decidere e agire: “tanto sono tutti uguali”, “tanto è tutto un magna-magna”, “la politica non è per gli onesti”, “non cambia mai niente”.
La disillusione verso le amministrazioni pubbliche e verso la politica ha una sua giustificazione, trae legittimazione dalla realtà e dalla storia recente, ma è necessario scuotersi. Perché la politica scadente produce risultati scadenti, la buona politica produce buoni e ottimi risultati. Chi dice di tenere alla propria città, al proprio paese deve quindi mettersi in gioco nella consapevolezza che molte cose possono cambiare se si mettono in campo idee e visioni alte e realizzabili.

Oggi sottoponiamo al ragionamento di chi ci legge e di quanti ambiscono a governare la Città una questione enorme: come cambierà il sistema ricettivo di Assisi dopo la pandemia?

Nei mesi di agosto e settembre scorsi abbiamo avuto uno straordinario afflusso di visitatori, caratterizzato da famiglie, coppie, piccolissimi gruppi spontanei. Una volta lo si definiva “turismo dei passanti” in contrapposizione al turismo dei gruppi. In pratica in agosto e settembre si fece il pieno senza gruppi. In qualche maniera era il segno che quel turismo di qualità tanto agognato, che permane almeno un paio di giorni – attrezzato a cogliere le bellezze artistiche e culturali oltreché a comprare qualcosa in più del solito souvenir – è possibile. Hanno avuto la meglio le piccole strutture, i B&B, le attività ricettive di qualità. Hanno sofferto di più gli alberghi grandi, le strutture organizzati in maniera più tradizionale e meno flessibile.
Nel futuro torneranno anche i grupponi, per fortuna, anche perché parte delle migliaia di posti letto disponibili nel territorio comunale altrimenti rimarrebbe vuota.

La nostra idea, che è stata esposta altre volte e non soltanto da noi di Assisi Mia, è che il centro storico debba diventare una sorta di salotto buono del territorio comunale, quindi attrezzato al massimo confort tecnologico sia in termini di mobilità che di gestione digitale, con limitatissimo traffico autoveicolare, caratterizzato da una rete ricettiva di piccole dimensioni, possibilmente di alta qualità.
E se si vuole evitare che prenda di muffa il salotto buono deve essere vissuto e abitato. Le politiche per il ripopolamento del centro storico, quindi, debbono essere il core business della prossima Giunta.
Politiche di incentivazione alla residenzialità (riduzione tasse locali, mutui garantiti pubblicamente, sovvenzioni per gli affitti), attenzione alla nuove opportunità offerte dal lavoro a distanza che, da quanto si percepisce, è destinato ad espandersi enormemente, interventi imponenti di edilizia popolare in collaborazione anche con le strutture religiose.
Questa volta non si ha neanche l’alibi della mancanza di risorse, perché una delle cause positive della pandemia è la gran quantità di finanziamenti pubblici disponibili. Non è mai successo nella storia recente che il Paese potesse disporre di tanta liquidità. Certo bisogna saper programmare e attrarre queste risorse. In questo senso Assisi, forte della sua rinomanza mondiale, ha le carte in regola per ottenere ottimi risultati.
Se il centro storico è il salotto buono del territorio comunale, Santa Maria degli Angeli e tutte le altre frazioni debbono essere in condizione di ospitare gruppi e quel turismo che per ragioni logistiche ha difficoltà di accesso al centro storico. Si pensi all’esperienza di questi giorni, del Giro d’Italia: alcune squadre (peraltro fra le più importanti come Ineos e Movistar) hanno deciso di risiedere per due giorni a Santa Maria degli Angeli. Con i loro enormi pullman e ammiraglie al seguito non avrebbero potuto accedere ad Assisi.
In una riorganizzazione dell’attività ricettiva come quella sopra prospettata la grande questione da risolvere rimane il collegamento – strutture e mezzi – fra i punti nevralgici del territorio comunale. Come si potrà arrivare nel centro di Assisi evitando di prendere l’auto?
A livello individuale esistono alternative semplici, come bici e motocicli elettrici (anche se stiamo constatando una crescente tendenza a muoversi a piedi, anche per le lunghe distanze), mentre per lo spostamento delle masse è necessario ripensare a modelli di viabilità alternativa sul modello del vettore ettometrico o comunque di altri sistemi a basso impatto energetico e ambientale.

Insomma il prossimo quinquennio sarà decisivo per lo sviluppo della Città, peccato che pochi sembrano davvero interessati.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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