11 Aprile 2021

Sviluppo non sostenibile

Carlo Cianetti
Sviluppo non sostenibile

(I giovani nel loro piccolo si incazzino!)

La locuzione “sviluppo sostenibile” è contraddittoria.
Perché lo sviluppo, inteso quale crescita attraverso il consumo di beni irripetibili, come il suolo, l’aria, l’acqua, i combustibili fossili, ha un limite: a un certo punto la torta finisce, la vacca non ha più il latte e neanche il sangue, e muore.
Su questo argomento non può esserci dibattito, è un dato incontrovertibile: il Pianeta nel quale viviamo è finito, non si ricicla, non rinasce dalle proprie ceneri, cioè una volta consumato non ce n’è più per nessuno. E allora quello che abbiamo, ci dicevano i nostri nonni, “tocca tenerlo da conto”.
Osservando, nel nostro piccolissimo, quel che accade nel territorio di Assisi ci viene l’angoscia perché invece vediamo che si continua a consumare il patrimonio di tutti, senza scrupoli. Nella zona agricola verde fra Assisi e Santa Maria si costruisce ormai senza sosta.
La vicenda di Villa Gualdi è la più evidente, ma poi le ruspe sono attive in via San Bonaventura (pieno cono panoramico), in via dell’Antica Hosteria, accanto a un fabbricato storico. Si costruiscono palazzine a pieno ritmo.

Sui social abbiamo letto di tutto: “ognuno sulle sue proprietà fa quello che gli pare”, oppure: “bisognerebbe ringraziare chi investe, perché crea posti di lavoro” e ancora: “aspettate di vedere la fine di certi lavori prima di giudicare”, “è stato fatto tutto nel rispetto delle regole” e altro ancora.
La bellezza di Assisi è costituita dai beni artistici, monumentali, storici, dai simboli religiosi e spirituali, ma anche e soprattutto dai suoi prati, dai campi, dai boschi, dai sentieri, dai fiori, dalle piante, dagli odori, dai colori e dalle emozioni che suscitano. E i cittadini, la comunità devono opporsi con energia alla distruzione di certi beni.
È possibile fare sviluppo e impresa in modi virtuosi, riuscendo a coniugare il proprio profitto al bene della comunità, senza consumare suolo, ma recuperando quello che sta andando in rovina.
Il dramma principale di Assisi, per esempio, è lo spopolamento del centro storico. E allora un imprenditore che davvero ha a cuore la propria città si impegni per dare una soluzione a questo problema.
Ci sono molti immobili abbandonati nel centro storico, alberghi in condizioni di semi-degrado: non sarebbe meglio tentare di recuperare certi volumi anziché aggiungere 1500 metri cubi di cemento in una zona delicatissima come quella di Villa Gualdi, in pieno cono panoramico, a due passi da San Francesco, attaccata a una chiesetta del 1080 e in un luogo così significativo per la storia francescana? Fra Assisi e Bastia ci sono tanti appartamenti, casali, ville in vendita. Perché continuare a costruire?

Si dirà: “ma Villa Gualdi andava recuperata”. Certo, ma si doveva per forza strafare? Non ci si poteva accontentare delle volumetrie che già esistono? “Eh, ma così – si ribatterà – l’investimento non sarebbe stato conveniente”. Ma chi lo dice? Esistono mille soluzioni nel settore ricettivo-alberghiero, basta girare un po’ il mondo per rendersene conto, e comunque la logica del profitto non può asfaltare ogni altra ragione.
Da 40 anni le presenze turistiche in Assisi si aggirano intorno al milione. Nel 2019 c’è stato un aumento che ha portato a circa un milione e cento. Ebbene, i posti letto dal 1980 sono aumentato di 5 volte. Significa che se prima una torta veniva divisa in 10 persone, adesso al banchetto partecipano 50 persone. Ne consegue una riduzione netta dei profitti delle attività ricettive tradizionali a favore dei B&B e altre aziende extra-alberghiere a conduzione familiare.
Quindi continuare a consumare suolo, a cementificare per creare altri posti letto non solo danneggia la comunità e il territorio ma rischia di non essere neanche profittevole per il privato.
Complice del comportamento arrogante di certa imprenditoria è comunque l’inettitudine di una classe politica asservita ai potentati locali (sarebbe interessante una seria indagine sui finanziamenti ai candidati), che ha consentito nei decenni grandi e piccole devastazioni. Dove le piccole invasioni del suolo avanzano come un cancro silente fino a produrre esiti dannosi e irreversibili. Chi fa impresa si ricordi che il turismo segue la logica del bello e del sano. Qui si stanno facendo cose brutte e letali.
Il Piano regolatore del 2011, voluto da Ricci e dai suoi sodali (gli stessi che oggi si apprestano a sostenere un candidato che ha il curriculum del perfetto cementificatore), ha di fatto annullato i principali vincoli all’edificazione in zona agricola. Un “liberi tutti” le cui conseguenze eclatanti si evidenziano solo ora.
Il Governo cittadino, caratterizzato da una conduzione centralistica e superficiale, con il sostegno di inerti liste civiche e di un PD inutile, consociativo e orfano delle derivazioni di potere regionale, è corresponsabile di quanto sta accadendo a livello edilizio e urbanistico.
Assisi ha urgentissimo bisogno di politici competenti, seriamente decisi a tutelare l’ambiente, che abbiano visione, un’idea di futuro e siano in grado di mostrare progetti chiari e realizzabili.
Assisi ha bisogno di una classe imprenditoriale coscienziosa, che abbia il legittimo desiderio di fare profitto ma coniugandolo al benessere della società nella quale vivono, che esca da logiche parassitarie e si ponga in una condizione reale collaborazione con le istituzioni.
Assisi ha bisogno di cittadini attenti e consapevoli, disposti a difendere la propria città con generosità a impedire che in pochi ne consumino bellezze e magia.
Assisi avrebbe bisogno di giovani che si incazzano e che dicano a noi vecchi come vogliono che sia il loro futuro.

Carlo Cianetti
Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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