04 Aprile 2021

Ho comprato un loft all’ultimo piano del grattacielo che sorgerà ai piedi di Assisi

Carlo Cianetti
Ho comprato un loft all’ultimo piano del grattacielo che sorgerà ai piedi di Assisi

L’altro ieri abbiamo pubblicato su Assisi Mia e sui social un fotomontaggio: scatto dalla pianura verso Assisi con grattacieli e altre mastodontiche costruzioni all’altezza di Villa Gualdi.

Era un modo per ironizzare su quel che sta accadendo, ovvero la costruzione di una palazzina, presumibilmente sobria ed elegante, accanto alla Ottocentesca Villa, lungo la strada fra Santa Maria degli Angeli e Assisi. La didascalia del fotomontaggio è: “Assisi 2026: opere grandi”, in cui l’aggettivo “grandi” è centrale e intende enfatizzare la smisurata superfetazione edilizia in un territorio teoricamente molto protetto.
La sorpresa maggiore è stata che in diversi hanno temuto davvero che quel pezzo di New York potesse insediarsi all’altezza di Villa Gualdi. Ne sono seguiti commenti di sorpresa, sgomento, scalpore, ma nessuno ha invitato alla resistenza, alla protesta veemente, alla reazione armata (leggi “guerra giusta”), come un’ipotesi del genere meriterebbe. E tutto questo dà anche il senso che, alla fine, c’è una sorta di rassegnazione e di passiva tolleranza delle scelte, talvolta scandalose, della politica.
Quanto si sta realizzando a Villa Gualdi risulterà probabilmente utile e di buon gusto. Sicuramente tutto verrà fatto secondo le regole, nel rispetto del PRG e seguendo le direttive della Soprintendenza. Riteniamo sia un fatto positivo che quell’edificio (costruito in un luogo altamente simbolico per Assisi e gli assisani, perché è il punto da cui Francesco, prima di recarsi alla Porziuncola a incontrare Sorella Morte, diede la benedizione alla Città) venga recuperato alla completa fruibilità: sappiamo, per sentito dire, che vi sorgerà una struttura ricettiva.
Quel che non può essere tollerato è che si continui a consumare territorio, a invadere il cono panoramico con costruzioni di ogni tipo, con impatto ambientale esagerato. Di questo passo, in poco tempo, al verde e ai bei campi colorati e ben coltivati si sostituirà una distesa di cemento nell’area di respiro che distanzia Assisi da Santa Maria degli Angeli.
Sarebbe una perdita di valore e di bellezza per tutto il territorio e, osiamo dire, per l’Italia. La nostra Città non è nostra: nessuna città è di qualcuno, ma Assisi in più è la Citta che ospita la Tomba di San Francesco, Patrono nazionale, è una delle capitali mondiali del cattolicesimo, della spiritualità, dell’ambientalismo.
Il “Manifesto di Assisi”, redatto un anno fa dalla fondazione Symbola, Sacro Convento, Confindustria e altri rappresentanti nazionali delle categorie imprenditoriali e sindacali, oltreché da associazioni dedite a promuovere attività eco-compatibili, prende spunto dall’enciclica “ Laudato si’ ” e propone un’economia rispettosa dell’ambiente, circolare, fondata sulle energie rinnovabile e sulla riduzione drastica del consumo di beni comuni non ripetibili. Il suolo è una di questi.  

Ad Assisi si deve applicare un principio che valga come legge inderogabile: non si consuma più un metro quadrato di suolo. Si recupera e basta.

E anche sul concetto di recupero va fatta chiarezza. Due rimesse per arnesi abusive e condonate non possono essere demolite e al suo posto costruire una palazzina, magari con impatto ambientale esorbitante. Non si possono continuamente concedere aumenti di volumi. Le rimesse agricole devono poter essere restaurate e riutilizzate anche per altri fini, ma non usate come volumi da sommare ad altri volumi per creare poi manufatti di tutt’altra natura e impatto.  Perché altrimenti non si dà mai fine al consumo di spazi e a un processo speculativo di basso cabotaggio che pian piano devasta tutto il territorio comunale.
Si dirà: esistono leggi regionali e nazionali che consentono di ampliare, alzare, costruire. Male: è ora che Assisi patrimonio Unesco e tante altre cose, vada preservata in tutte le maniere, anche con leggi speciali, da ulteriori dissennate operazioni edilizie.
Il PRG vigente, approvato a fini elettorali dalle destrorse e disastrose Giunte Ricci, sta provocando e provocherà molte piccole e grandi devastazioni. Viene in mente la lottizzazione sopra allo stadio degli Ulivi, il fumettistico muro ciclopico e altre molecolari speculazioni che violentano il tessuto urbanistico.

Questo PRG, privo di un qualsiasi valore pianificatorio, partorito in quattro e quattr’otto, senza nessun serio confronto con la popolazione e con esperti di livello, non è stato minimamente messo in discussione dalla inconcludente Giunta Proietti, che ha avuto 5 anni per ragionarci su e porre qualche rimedio. Anzi, questa Giunta non è riuscita neanche a svolgere un lavoro di mediazione e di controllo per impedire che opere evidentemente deturpanti venissero alla luce.

La Regione Umbria, sia durante il cinquantennio precedente sia adesso, ha usato e sta usando edilizia e urbanistica come fucina elettorale. In un paese in cui i voti si prendono con i condoni edilizi e fiscali, un patrimonio delicato e pregiato come il nostro territorio va sottratto agli appetiti elettorali e finanziari dello locali classi politiche e imprenditoriali. Serve quindi una legge di tutela nazionale, che lasci pochissime scappatoie alle furbizie elettoralistiche.
E comunque il difensore civico dei beni inalienabili e di quelli comuni è la popolazione: si scenda in piazza per i ristori, ma ci si indigni anche perché politici e imprenditori spregiudicati e talvolta inconsapevoli stanno massacrando il nostro ambiente, il famoso “futuro dei nostri figli”.
Gli imprenditori si ricordino che devono tenere conto anche del valore sociale di ciò che fanno e magari prescindere dal profitto o, addirittura, sacrificare parte del profitto a favore del contesto sociale in cui vivono. Un albergo ad Assisi ha un valore specifico, alto, per il luogo in cui si trova. E quindi si ricordino che parte della loro ricchezza va redistribuita, con senso di gratitudine, alla Città e alla sua comunità.

Carlo Cianetti
Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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