24 Gennaio 2021

La città seducente

Carlo Cianetti
La città seducente

Da anni si dice che per rendere Assisi ancora più attrattiva dal punto di vista turistico e culturale sarebbe necessario un festival ben fatto, un evento di grande prestigio.
Universo Assisi è stato in sostanza un fallimento per una serie di motivi molto evidenti, sin dalla prima edizione: mancava di precisa identità, è stato un evento calato dall’alto, scarsamente condiviso con la popolazione residente e, prima di tutto, ha avuto il torto dell’incomunicabilità, è stato incapace di emanare un messaggio. E se non si comunica non si esiste. Se si vogliono attirare turisti è meglio fare una cosa di dubbia qualità ma facile da fare passare nei media. Eurochocolate insegna. Nessun limite è più grande, per un evento di marketing turistico, della sua mancanza di seduttività.
In primavera e in estate l’Italia pullula di rassegne, kermesse, mostre, concerti, e molti di essi hanno elementi caratterizzanti, che destano curiosità e in una redazione giornalistica nazionale se si deve scegliere di seguire un evento, si punta su quello più peculiare o più spettacolare.
Detto tutto questo va precisato che per la prima volta dopo decenni un’amministrazione ha avuto il coraggio di investire una cifra importante su un evento culturale. In passato si preferivano sagre e feste paesane, che di per sé non hanno alcun bisogno di essere finanziate perché incassano quanto basta per andare avanti, ma portano molti voti.
Tuttavia è il caso di fare una riflessione sui festival, intesi come eventi di un breve periodo, ad altissima concentrazione e trasversalmente diffusi nella città e nel territorio. Tanto per intenderci pensiamo a quello della Taranta in Salento, a quello della Letteratura a Mantova, della Filosofia a Modena.
Questi, e altri ancora, sono diventati tradizione, hanno seminato, da tempo hanno cominciato la raccolta e, pertanto, sono diventati patrimonio strutturale di quelle comunità.
La sensazione che abbiamo è che quel tipo di cultura “da bere e da mangiare”, cioè da consumare attraverso un’immersione piena, abbia concluso il suo tempo.
Ora le citta se-ducono se sono picevolmente vivibili, se diffondono sensazione di benessere. Cioè se sono belle sempre, dal primo all’ultimo dell’anno.
E le città belle sono quelle vissute pienamente dai propri cittadini, quelle in cui si mangia e si beve bene, con una cultura dell’ospitalità e dell’accoglienza che offre senso di affabilità.
Sono le città easy going in cui ci si muove con agilità, è possibile farlo in sicurezza e in piena salute. Sono le città della solidarietà e delle tradizioni, dove è facile visitare i luoghi di cultura, ma anche quelli di culto, dove la rete commerciale è ricca di proposte e di peculiarità.
Le città che attraggono hanno standard tecnologici elevati, reti web efficienti e facilmente utilizzabili, perché oggi si lavora a distanza e quindi si può operare anche quando si è in viaggio, magari in soggiorno di piacere, ma è importante che nei luoghi in cui si approda vi sia internet che funzioni.
Ecco allora che le svariate centinaia di migliaia di euro che costa un festival sarebbe opportuno destinarli a migliorare la qualità della vita nelle città.
È un processo più lungo, molto più impegnativo sia per le amministrazioni che per chi in città vive e lavora.
Assisi è molto indietro, per niente smart, perché troppo spesso ci si pone il problema di come guadagnare di più, non capendo che il turismo di domani premierà chi è più accogliente e coinvolgente.

Carlo Cianetti
Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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