In queste ultime giornate autunnali, passeggiando tra le case di Via Bernardo da Quintavalle, si resta ammaliati da un gioco di colori che gareggia con lo sfavillio dei tiepidi raggi di sole sulla pietra d’Assisi. Sono raggi che arrivano al cuore perché è grazie all’entusiasmo dei residenti che hanno attivato un crowdfunding di quartiere, alla sensibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, al competente supporto di Francesca Cerri nel dipanare le pratiche amministrative, alla disponibilità di Simone Menichelli per risolvere i problemi di cantiere, alla magistrale supervisione di Sergio Fusetti, che le brave restauratrici Rui Sawada e Silvia Tardioli hanno restituito visibilità ad un affresco esterno ormai quasi illeggibile, riscoprendone forme e cromie.
Nella romanica chiesa di San Gregorio si trasferisce nel 1325 l’omonima confraternita disciplinata, documentata sin dalla seconda metà del XIII secolo. Non molto dopo viene fatta eseguire la decorazione nell’edicola che sovrasta l’ingresso. L’11 dicembre 1337, infatti, Vanni di Bongiovanni di Assisi nel fare testamento dota quasi tutte le fraternite cittadine: a quella di San Gregorio riconosce 10 libre di denari “pro una pictura beate Virgnis Marie fienda”, probabilmente proprio quella nel prospetto.
L’immagine originaria, così come ipotizzato da Elvio Lunghi, potrebbe essere stata realizzata da Puccio Capanna, di cui Vasari e Ludovico da Pietralunga ricordano in prossimità di Via Portica, in strutture di pertinenza della fraternita, due affreschi: un Cristo alla colonna e una Madonna tra le sante Caterina e Chiara. Nell’impianto compositivo si può infatti riconoscere la cifra del maestro assisiate, che i documenti attestano in relazione con esponenti chiave del sodalizio.
Tuttavia nella prima metà del XVII secolo la confraternita avverte la necessità di ammodernare il proprio oratorio: è rinnovato l’interno con un grande altare barocco mentre all’esterno è rinfrescata l’immagine sacra, tanto che in un cartiglio in alto si legge la data A.D. MDCXXXIII.

Con l’intervento seicentesco sono completamente rifatti nell’intradosso a sinistra San Francesco, che mostra le stimmate ed una croce, a destra San Gregorio papa, in alto, tra volute, l’Eterno con il globo; della Madonna col Figlio e due angeli viene mantenuto l’impianto primitivo ma ripreso nelle cromie. L’intervento potrebbe essere riferito al pittore assisiate Giacomo Giorgetti, in quegli anni documentato sovente al servizio della confraternita.


L’attuale restauro ha messo chiaramente in luce, al di sopra dell’edicola, un timpano mistilineo con la Colomba dello Spirito Santo in asse con l’Eterno e il Bambino a comporre la Trinità. L’architrave poggia su due piedritti che appena si intuiscono, ma lasciano immaginare una ricerca di illusionismo prospettico, inquadrando la nicchia medievale con una mostra barocca. Si intendeva probabilmente evidenziare la sacralità dell’immagine antica ponendola ancor più in risalto all’interno di un’incorniciatura moderna.

Grazie all’impegno di molti con l’attuale restauro si è fermato il degrado prodotto dall’incuria e dal tempo, consentendo ai visitatori attenti e consapevoli di intuire almeno la bellezza originaria e il valore del recupero seicentesco del dipinto. Si è anche gettato un seme con l’auspicio che gli assisani scrivano ancora pagine belle del nostro quotidiano, con la città e i suoi valori più autentici protagonisti.
