18 Novembre 2020

Ci si lamenta

Elvio Lunghi
Ci si lamenta
San Salvatore di Campi, Norcia

Vi ricordate il novembre di quattro anni fa?

Il 30 ottobre 2016 la terra tremò sui monti Sibillini nell’Appennino umbro-marchigiano, questa volta senza lutti come era avvenuto due mesi prima ad Amatrice, ma provocando gravissimi danni alla città di Norcia, radendo al suolo la chiesa eretta sulla casa natale di San Benedetto e la chiesa di San Salvatore di Campi.

Dalla città sorella di Assisi, la patria del patrono d’Italia, si levò per caso una voce misericordiosa verso la città natale del patrono d’Europa?

Ma quando mai! Il locale assessore alla cultura – lo avevamo allora, oggi non più – ingaggiò una guerra mediatica contro la televisione nazionale, rea di avere utilizzato una ripresa televisiva con immagini dei crolli provocati in San Francesco di Assisi dal terremoto del 26 settembre 1997. Nonostante fosse autunno inoltrato, passato san Francesco e ancora lontane le feste di Natale, albergatori e commercianti di Assisi, temendo di perdere i proventi di una stagione particolarmente fortunata, attaccarono l’untore che parlava di un terremoto in corso nella provincia di Perugia, come se Norcia fosse in provincia di Terni o di Rieti. E dagli all’uso improprio di un filmato vecchio di vent’anni, invece di sfruttare l’occasione per mostrare quanto si era fatto ad Assisi per mettere in sicurezza una città che era stata sì ferita dal terremoto, ma era stata capace di rialzare i muri crollati e restaurare le opere d’arte danneggiate.
Nei mesi seguenti il Comune di Assisi le inventò tutte per sostenere l’industria del turismo. Lanciò le “Fertility room”: notte gratis in hotel se il baby era stato concepito in quella stanza, suscitando imbarazzo tra le comunità francescane meta di un turismo religioso. Riunì un “Tavolo Assist Cultura”, chiedendo nuove idee per l’industria del tempo libero: ricordo che fui esortato anch’io a far parte di quel tavolo e in assemblea dissi no a una amministrazione che non aveva avuto pietà verso la città di Norcia, con l’assessore che mi ribatteva le sue ragioni tra gli applausi scrocianti dei presenti.
E allora? Dovremmo avere pietà di commercianti e albergatori in momentanea difficoltà? Perché a Norcia non si vive ancora nei container e ad Amatrice non piangono ancora i loro morti? Di cosa vogliamo parlare allora ad Assisi? Che a novembre la città è bandiera arancione? Perché si sono mai visti i turisti in bassa stagione ad Assisi? Chi va al mare d’inverno a Cesenatico? Ma si sa, ad Assisi siamo tutti fratelli di san Francesco; cioè siamo l’altro fratello, il figlio del mercante Pietro Bernardoni che chiese a Francesco seminudo di vendergli una libbra di sudore, come Shilock chiede ad Antonio una libbra di carne in cambio di un debito nel Mercante di Venezia di Shakespeare.
Questo non esclude che qualcosa si dovrà pur fare, rispetto alla calma piatta che è seguita alla partenza dell’immaginifico assessore, con il quale non andavo d’accordo quasi su nulla, ma che avesse idee le aveva, non lo si può negare. Solo che – a mio parere – aveva una visione eccessivamente laica per una città che si carica agli occhi del mondo di una forte tensione religiosa. Fratelli tutti, anche con le genti di Norcia che vivono nelle angustie di un terremoto distruttivo: non possiamo dircene fuori perché abbiamo un negozio o una pizzeria da gestire.

E allora cosa fare? Intanto continuare a parlare di Assisi, e a parlarne bene piuttosto che lamentarci: è il “marketing baby”. Non sopportate gli anglicismi? Allora diciamo che abbiamo bisogno di una “marchetta”: dobbiamo farci tanta pubblicità e parlare bene di Assisi.
Parlare di cosa? Intanto il vescovo di Roma ci sta facendo una pubblicità di lusso. I frati di San Francesco con il loro portavoce parlano tutti i santi giorni di Assisi: ci stanno facendo una pubblicità di lusso. Nei “social”, per quanto abbiano un orizzonte limitato, tutti i giorni sono postate bellissime immagini della città, ma sono postate all’interno di un circolo chiuso, dove si accede se affiliati. Che Assisi sia bella noi assisani lo sappiamo già: facciamo in modo che lo sappiano anche gli altri, e smettiamo di postare continuamente foto di bottiglie e cartacce abbandonate, e a parlare di degrado per farci belli in vista delle prossime elezioni amministrative.
Da parte mia posso impegnarmi a postare più immagini e scrivere di più sulla nostra arte antica: è il solo mestiere che sappia fare. Però vorrei che anche gli altri postassero più immagini accessibili a tutti. Soprattutto riprese sul Calendimaggio, su spettacoli musicali nel palcoscenico di Assisi, sulle opere d’arte presenti nelle nostre piazze, nelle nostre chiese, nei nostri musei. Lo stanno facendo, e benissimo, le “sirene” del Museo della Cattedrale: perché non lo dovrebbero fare i gestori degli altri musei di Assisi? Perché non si parla mai della raccolta di arte contemporanea della Pro Civitate Christiana? Assisi non è solo medioevo.
Approfittiamo di questa pausa forzata per parlare della nostra terra. Abbiamo in mano uno strumento accessibile al mondo intero. Abbiamo il WEB. Approfittiamone per presentare Assisi agli occhi del mondo.
E non parliamo solo di processioni. Francesco, il nostro santo, amava cantare, fare teatro, parlare in versi. Fu soprattutto un giullare, un santo che sapeva ridere, il giullare di Dio.
Diceva sempre di non avere visto nulla più bello e più giocondo della valle spoletana.

Se parliamo di Assisi dobbiamo parlare di tutta l’Umbria. Senza dimenticare gli abitanti di Norcia che vivono ancora nei container.

Elvio Lunghi
Elvio Lunghi

Parlo di storia dell’arte agli studenti stranieri di Perugia.

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