01 Novembre 2020

La politica della formica: tutti dalla stessa parte e lockdown subito

Carlo Cianetti
La politica della formica: tutti dalla stessa parte e lockdown subito

Se la disputa non avvenisse su un terreno così delicato qual è una pandemia, ci sarebbe da riderci su e basta.
Sconfitti dall’evidenza i negazionisti, ridotti al silenzio gli sdrammatizzatori (chi scrive era fra questi), rimangono i saprofagi, esseri animali che si alimentano di carogne.
Che fanno i saprofagi dell’era Covid? Provano ad usare la pandemia per fini politici ed elettorali. E quindi tentano di far credere alle persone che le proprie disgrazie, in questa sventurata vicenda, dipendano da errori e omissioni dei politici (sempre quelli della parte avversa).
Non meritano ragionamenti quegli sprovveduti blateratori che collegano l’aumento della pandemia ad Assisi con gli eventi di beatificazione di Carlo Acutis. È un’ipotesi fondata sul nulla. E allora qual è la causa? Non è chiaro, perché della diffusione di quest’infezione non si sa nulla ad Assisi, né a Perugia, né a Roma, né a New York. Si campa di ipotesi. Una di queste, suggellata da varie fonti, è che il virus abbia avuto un’accelerazione dal 4 ottobre. Non solo in Assisi, nella quale si celebrava San Francesco, ma in tutta Italia. La ragione non è nota, si presume sia legata al cambiamento della situazione meteorologica.
Ma, guarda caso, coloro che se la prendono con i riti di beatificazione spesso sono gli stessi che si scagliano contro quanti applicano misure di rigore e di chiusura. E spesso sono anche gli stessi che dalla beatificazione e dall’arrivo di 40 mila persone in Assisi hanno tratto lucrosi benefici.
In momenti come questo, quindi, sarebbe intelligente starsene zitti, ascoltare e dare una mano se richiesta. Semmai mettersi a remare tutti dalla stessa parte.
Chi a Perugia non sa che fare non può pretendere di dare lezioni ad Assisi e, peggio ancora, fomentare la protesta. Questo, sempre mutuando dalla zoologia, si chiama sciacallaggio. In politica porta risultati a brevissimo termine ma sventura alla lunga. Chi in Lombardia fa disastri non può pontificare a Roma

L’opinione di chi scrive, certo una fra tante, è che invece di scongiurare con tutti i mezzi, qui da noi, un altro lockdown, sarebbe intelligente chiudere tutto per qualche settimana. L’Umbria è una regione in cui l’economia turistica ha un peso importante. Il blocco della scorsa primavera fu sanguinoso in termini economici, perché annullò i flussi del 25 aprile, Pasqua, Calendimaggio e vari ponti. Quattro settimane di lockdown adesso, invece, produrrebbero danni limitati in termini economici, visto che il mese di novembre è storicamente di bassissima affluenza turistica.
Il vantaggio potrebbe essere quello di farci trovare pronti per la fine dell’anno. Non ci facciamo illusioni, perché l’Italia rimarrà bloccata per qualche mese ancora, ma intanto potrebbe essere utile portarsi avanti, contenere i contagi, favorire le guarigioni e presentarci come regione che ha sconfitto il Covid prima degli altri. Anche perché entro la fine dell’anno potrebbero essere disponibili i primi vaccini e questo in termini psicologici sarebbe un altro passo avanti.

Carlo Cianetti
Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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