30 Agosto 2020

Non solo porchetta, ma anche qualche sogno

Carlo Cianetti
Non solo porchetta, ma anche qualche sogno

Quando mi candidai a sindaco di Assisi nel 2011, all’inizio di una campagna elettorale che fu lunghissima perché affrontammo anche le primarie (centrosinistra) ritenendo il PD di avere una candidata di grande spessore da opporci, organizzai una riunione con un gruppo di amici e compagni competenti in tema di comunicazione.
Dissi subito che lo slogan che avremmo dovuto usare per l’avvio della campagna elettorale sarebbe stato: “E adesso si cambia!”. Raccolsi un generale consenso con l’eccezione di Francesco Lampone, che un po’ sornione obiettò: “ma sei sicuro che la gente voglia il cambiamento?”.
Il primo manifesto si fece con quello slogan, la nostra campagna elettorale fu incentrata su una serie di proposte che ancora oggi sarebbero avanguardia ma perdemmo le elezioni, seppure in modo onorevole, con il 27% dei voti.
Il popolo di Assisi voleva ancora Ricci (Bartolini prese appena il 20%) sindaco uscente e ‘meritevole’ di aver fatto approvare (nell’ultima seduta del consiglio comunale prima delle elezioni) le linee guida del piano regolatore. Era la tecnica Achille Lauro: una scarpa te la do adesso, l’altra dopo il voto se vinco, cioè se mi dai il voto.
In quella campagna elettorale i miei avversari fecero abbondantissimo uso di manifesti, vele e materiali elettorali di ogni tipo, cene gratuite e affollatissime, ma nella sostanza non avanzarono proposte degne di essere ricordate, perché sapevano che buona parte dei cittadini di Assisi chiede solo che non si peggiori la situazione e che non vi siano rischi di alcun tipo per il proprio portafogli.
A distanza di quasi 10 anni da quell’esperienza rimango ancora perplesso ripensando a un fenomeno sorprendente: in 5 mesi di campagna elettorale non ho mai ricevuto richieste, da parte dei cittadini, che avessero a che fare con il miglioramento delle strutture sociali e culturali, delle attrezzature per il tempo libero. Mai una proposta che avesse come conseguenza il mutamento delle condizioni minime dell’esistenza quotidiana. Spesso mi accorgevo che negli incontri pubblici quando parlavo di bibliomediateca facilmente accessibile, musei, mobilità sostenibile e condivisa, luoghi all’aperto per lo sport liberamente fruibili, turismo esperienziale, ludoteche, tutela dei centri storici dal traffico, mercatini a km zero, consumo del suolo zero, raccolta differenziata, economia circolare, ricevevo reazioni fra lo scettico e l’annoiato.
Aveva ragione Lampone, gli assisani (intendendo quindi anche i residenti delle frazioni) non volevano il cambiamento, sono abituati a chiedere il minimo a una politica che è sempre stata micragnosa e poco lungimirante.
Ora invece è giunto il momento di cambiare: Assisi e il territorio vanno ripensati, perché la qualità della vita sta peggiorando, grazie anche a certe dinamiche economiche legate soprattutto al turismo, che stanno modificando le città e i territori.
A meno di 6 anni dal 2026, centenario della morte di san Francesco, è necessario pensare in grande e i cittadini devono smettere di contentarsi del minimo sindacale. Assisi è una città di enormi potenzialità e merita un’accelerazione che la renda davvero degna del suo nome. Quindi la speranza è che i candidati alle prossime elezioni siano in grado di mettere in campo grandi progetti di rilancio della città (è anche questa volta obbligatorio riportare la mente al 1926), di innovazione e adeguamento alle mutate esigenze.
Ci piacerebbe vedere una campagna elettorale che non inizi e finisca con grandi porchettate e promesse da quattro soldi, discorsi demagogici (magari sulla sicurezza e i migranti) e scambi clientelari: fateci sognare, fateci pensare a una città del futuro capace di valorizzare ulteriormente il suo patrimonio storico e ideale.

Carlo Cianetti

Giornalista a Radio Rai, appassionato di Assisi, ha fondato questo trimestrale nel 1995 insieme a Francesco Mancinelli e Giovanni Bastianini

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