Assisi in questo agosto ha conosciuto un’impennata dell’affluenza turistica: numeri mai visti nello stesso periodo negli anni precedenti. E poi, quel che è bello, si è trattato del turismo “buono”, quello degli “individuali”, cioè non dei gruppi mordi e fuggi: famiglie, coppie, prevalentemente italiani, persone arrivate in Assisi per libera scelta non indirizzate da tour operator o promotori del turismo di massa. Pochissimi pullman, tante auto.
Per diversi giorni ristoranti pieni, i B&B sono andati benissimo, meno bene gli alberghi, ma insomma sono state settimane di ottima mietitura. Abbiamo così assaggiato, abbastanza inaspettatamente, un piatto nuovo: il turismo consapevole, quello che ci dovrebbe far fare il salto di qualità dal punto di vista economico. Non è cambiata ovviamente l’offerta: negozi, bar, ristoranti, strutture ricettive sono sempre gli stessi, d’altra parte non si poteva fare diversamente in così poco tempo.
Però in molti ci siamo chiesti come battere il ferro quando è caldo, cioè come far sì che Assisi diventi strutturalmente la città del turismo “buono”. Certamente bisogna innalzare l’offerta: lo devono fare gli imprenditori privati, ma anche l’Amministrazione comunale. Ora tutti siamo rimasti un po’ sorpresi da questo cambio di qualità e il timore è che non siamo riusciti a dare risposte granché soddisfacenti. Sarebbe interessante sapere cosa racconteranno di questa Assisi post(?) covid gli ospiti che hanno avuto l’occasione di vivere la città senza masse ingombranti.
Ma ammettiamo che qualcosa del genere possa accadere di nuovo nel week end del 4 ottobre prossimo, ebbene sarebbe opportuno attrezzarsi: il centro storico non è un drive-in, un po’ di regolamentazione e di vigilanza anche notturna non guasta, i commercianti comincino a ragionare come se dovessero servire una clientela più consapevole e benestante e si preparino per l’occasione: quindi maggiore gentilezza e spirito di accoglienza, via le chincaglierie, i finti prodotti locali, le pasticcerie di plastica e si convertano a un mondo merceologico migliore, più in sintonia con la città e attento alle tradizioni locali.
In futuro si ragioni con molta serietà per capire se non sia possibile una trasformazione radicale delle città del territorio, proprio in funzione dell’accoglienza turistica, ritenendo l’Acropoli, per la delicatezza del suo tessuto urbanistico, luogo da proteggere ma da vivere. Quindi pedonalizzazione totale o quasi, servizi di mobilità sostenibile, all’interno e all’esterno del territorio, politiche che incentivino la residenzialità.
Santa Maria degli Angeli, Rivotorto e Bastia diventerebbero base di gran parte del turismo dei pellegrini, ma con un rapporto osmotico con il centro storico.
Qualcuno si chiederà: che fine farebbero i tanti alberghi (piccoli e grandi) del centro storico? Anche qui, dipenderà dalla capacità di adeguarsi al cambiamento e alle nuove esigenze. Sarà, in ogni caso, decisiva la capacità d’impresa e di guardare avanti.