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Le Storie di Assisi

Il desiderio dei Tartari

Il desiderio dei Tartari

02 Agosto 2020

di Mauro Balani

Nonostante la proliferazione di bollettini e bilanci, di primi consuntivi e azzardate stime, le conseguenze della pandemia da Covid19 non hanno dignità di certezza. Per quanto la cronaca si affanni nel tentativo di render conto e ragione degli accadimenti, solo la storia potrà dare sigillo alle verità o bollare le menzogne. Soltanto la lontana memoria sarà buon viatico per il futuro di Assisi.
Al tramonto del XII secolo, il neonato libero Comune pensò di sancire il proprio affrancamento abbattendo la Rocca Maggiore. Più saggiamente avrebbe dovuto occuparla e difenderla, eleggendola a singolare punto di osservazione del territorio e dei suoi abitanti. Tale era per sua natura, vero oggi più di allora.
Da anni e da più parti tuona e lampa un giudizio severo sulle amministrazioni della città. Prescindendo le coloriture politiche, emergono criticità costanti: visione debole, prospettiva inversa, orizzonte ristretto.
Essendo prossima la scadenza elettorale, il nuovo Sindaco dovrà rompere col presente facendo tesoro del passato.
Un primo decisivo atto eleverà la Rocca Maggiore a nuova residenza del Municipio, affinché possano gli occhi vedere quanto ignorarono le menti.
Non vuol essere un miraggio estivo né una provocazione, bensì, una concreta civica ascensione. L’occupazione fisica della vetta madre sostanzierà la riconquista dell’acropoli intellettuale.
Oggi la finestra del Sindaco consente un avaro affaccio dal palazzo e nega ampio respiro alla progettualità. I voli ultragenerazionali, orfani della necessaria profondità, non riescono a decollare oltre il finito prossimo. Aleggiano unicamente mongolfiere di carta che bruciano ancor prima di veder le stelle.
Rinunciando a salire il colle, la visione non andrà oltre le mura della nostalgica conservazione o avremo aria fresca stante il vento che tira. Ogni Sindaco rimarrà ostaggio degli esiti di breve termine. Rincorrerà il proprio esclusivo interesse di anni cinque in cinque, mentre la comunità è prigioniera nel bel cortile con fine pena mai.
Chiunque voglia affacciarsi a bella mostra della fascia tricolore, senza l’ampio piazzale verde antistante la fortezza, è indotto a porsi e proporsi in prospettiva rovesciata.
Non può lungi mirare, vede illusoriamente avanzare su sé stesso l’immagine di Assisi. Porta guai un Primo Cittadino che si contempla nella civitas pensandola specchio delle sue brame. Deve ribaltare la successione dei piani e allargare l’orizzonte. Se lo farà dal maschio della Rocca, il guardo non avrà più siepi, nulla e nessuno sarà più escluso.
Dal bel vedere e a ben volere, la linea tra terra e cielo abbraccerà una classe dirigente che potrebbe non annoverare esclusivamente politici di governo e opposizione. Esistono sindacalisti, imprenditori, intellettuali, giornalisti, professionisti, dirigenti che nulla hanno avuto dalla politica, eppure nella gestione del bene comune sarebbero in grado di esprimere valutazioni attente e competenti. Sono uomini liberi di poter giudicare programmi e promesse nel lungo andare, di interessarsi al benessere dei propri figli non elettori.
Oggi in Assisi sono persone viste con sospetto, distrattamente ascoltate e presto dimenticate, perché insegna Schopenhauer “Quanto più ristretto è il nostro orizzonte, la nostra cerchia di attività e di contatti, tanto più siamo felici; quanto più è larga, tanto più spesso ci sentiamo tormentati o angosciati”.
Alcuni Amministratori, come pirati, preferiscono sforzare la vista col monocolo piuttosto che angosciarsi per l’ausilio di esperti occhi altrui. In un mondo di ciechi, sempre sarà beato chi ha un occhio solo.
Il trasferimento del Municipio alla Rocca Maggiore è una straordinaria opportunità.  Dando tempo al Sindaco per il trasloco, sin da ora ogni cittadino può guadagnare la sommità, osservare la città ed elaborare un proprio pensiero di senso compiuto.  

Il desiderio dei Tartari

di Mauro Balani

Pubblicato in data 2 Agosto 2020