Sostieni

Le Storie di Assisi

L’insostenibile separatezza di Assisi e Bastia

L’insostenibile separatezza di Assisi e Bastia

19 Luglio 2020

di Carlo Cianetti

Chi ne ha capacità ci spieghi perché Assisi e Bastia debbano continuare ad essere due entità amministrative separate.
Durante il lockdown, vigente il divieto di transitare da un comune all’altro, molti assisani e bastioli si interrogavano sull’ubicazione geografica di alcune attività commerciali, perché ormai anche i  confini fra le due città sono davvero impercettibili. Così poteva capitare che un bastiolo che andava a fare spesa alla Coop di Mezzomiglio (ex Del Bianco) rischiava pesante multa perché quella è già Assisi.
Per non parlare delle aree industriali di Santa Maria degli Angeli e Bastia il cui confine è sconosciuto ai più, oppure della lontana parentela con Costano, in passato già nel comune di Assisi. Petrignano e Bastiola poi sono addirittura in odor di fidanzamento.
Un sondaggio dell’associazione “Interstizi” sull’utilizzo del territorio, conclude che Bastia è città “calamita” per gli assisani, è quella dove si recano più frequentemente per la spesa, le attività sportive e sanitarie.
Mettere insieme queste due realtà amministrative, creare un solo comune, porterebbe una serie notevole di vantaggi.  Innanzitutto un peso politico e demografico notevolissimi perché si creerebbe un comune di circa 50 mila abitanti; poi nascerebbe una potenza economica potentissima sia sul versante manifatturiero che su quello turistico.
Aumenterebbe quindi la rappresentanza in seno alle istituzioni democratiche regionale e nazionale e, perciò, anche l’influenza nelle fasi decisionali.
D’altro canto diminuirebbe l’onere della macchina burocratica, una delle principali voci di spesa dei comuni,  grazie anche alla condivisione di molte attività amministrative.
Insomma il comune di Assisi-Bastia (a proposito come chiamarlo?) assumerebbe una centralità geografica e una leadership regionale.
Non sarebbe necessario superare neanche antiche distinzioni e distanze campanilistiche, quelle esistono anche all’interno degli stessi comuni, ad esempio fra Assisi e Santa Maria degli Angeli. Il Palio de San Michele lì rimarrebbe così come nessuno si sognerebbe di far sfilare i cortei del Calendimaggio a piazza Mazzini. Il piatto di Sant’Antonio agli Angeli e la Sagra della porchetta Costano. Magari potrebbero migliorare le collaborazioni fra le feste che, peraltro, già esistono.
Arriverebbero diverse risorse in più dai trasferimenti statali, anche perché esiste una legge che premia i comuni che si fondono (la 56 del 2014) e soprattutto in tempi di separatismi, sovranismi e rivendicazionismi si darebbe un messaggio di unificazione, di dialogo e condivisione.
Chissà se le amministrazioni che governano le due città, e le forze politiche presenti nei due consigli comunali di Assisi e Bastia, avranno il coraggio di rinunciare a una fetta piccolissima di identità e aprire un confronto virtuoso su questo tema.

P.s.: chi firma questo articolo è in conflitto di interesse, essendo nativo di Bastia e residente a Santa Maria degli Angeli. Ma questa proposta è un tentativo di vincere il complesso dell’apolide e una vendetta contro quelli che ad Assisi lo hanno definito, (con quella spocchia tipica degli abitanti del Colle nondimeno con lieve tono di scherno): “il Bastiolo”; mentre a Bastia lo hanno sempre identificato come “l’Assisano”, ovvero un corpo estraneo.

L’insostenibile separatezza di Assisi e Bastia

di Carlo Cianetti

Pubblicato in data 19 Luglio 2020