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Le Storie di Assisi

Affreschi dal castello di San Gregorio

Affreschi dal castello di San Gregorio

07 Luglio 2020

di Elvio Lunghi

Ho una amica presso l’Università di Budapest che studia da anni le collezioni dei dipinti italiani del museo di quella bellissima città sul Danubio. La conobbi alcuni anni fa quando venne ad Assisi per vedere i luoghi di provenienza di alcuni affreschi conservati nella raccolta di quella importantissima istituzione museale. Il mio nome le era stato fatto da Miklos Boskovits dell’Università di Firenze, e così la accompagnai per antichi oratori di Assisi e poi a pranzo a casa mia, con Christiane e i figli: dopo anni continuiamo a scambiarci foto e estratti di articoli, ma soprattutto saluti. Il museo di Budapest è uno dei più importanti del continente europeo. È un tipico museo statale fondato nella seconda metà del XIX secolo grazie al commercio internazionale di opere d’arte, con opere importanti di Leonardo da Vinci e del giovane Raffaello Sanzio, ma anche con una ricchissima collezione di affreschi staccati dovuti a pittori minori, portati a Budapest grazie a una incessante politica di acquisti, quando l’Italia vendeva il proprio patrimonio storico e gli altri – inglesi, tedeschi, austriaci, ungheresi, russi, americani – acquistavano: non è tutta colpa di Napoleone Bonaparte. Ad Assisi, ma anche per altre località della Valle Umbra, il referente del museo era Paolo Lunghi, ceramista e fotografo ma soprattutto attivissimo rivenditore di cose vecchie nei decenni immediatamente successivi alle soppressioni ecclesiastiche seguite all’unità nazionale. Nonostante l’omonimia, con Paolo Lunghi non c’è nessun rapporto di parentela: è un Lunghi di Assisi, mentre la mia famiglia viene da Costano, terra di porchettari e muratori. Avrò il colesterolo alto ma non mi sento responsabile della dispersione di una bella fetta di arte antica della mia città. Da Assisi Lunghi vendeva soprattutto gli affreschi che Domenico Brizi staccava dalle pareti di oratori di confraternite soppresse con l’arrivo delle truppe piemontesi. Negli stessi anni anche il Comune di Assisi si dette da fare per salvare il salvabile dalla dispersione, e mise insieme la raccolta di affreschi staccati conservati nella pinacoteca cittadina. Quello di Assisi è un museo senza tavole o tele importanti, diversamente dei musei di Spello, Bettona, Foligno, Trevi, per non parlare di Perugia e Spoleto. Assisi è una città che ha venduto nel XIX secolo tutto quello che c’era da vendere. In città vigeva una povertà estrema, prima che Fortini s’inventasse la tanto deprecata industria del turismo, e quando si ha fame hai un bel donde di parlare delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio esperienziale: i gioielli di famiglia sono i primi a partire.
Per salvare il salvabile, alla fine del XIX secolo il Comune di Assisi fece staccare dalle pareti di un piccolo oratorio in rovina alle porte del castello di San Gregorio alcuni affreschi prima che arrivasse Paolo Lunghi, tra i quali una Madonna della Misericordia, santa Caterina, alcuni immagini di san Rocco, san Sebastiano, sant’Antonio, una Annunciazione, una Madonna col Bambino. Nel catalogo del museo questi affreschi sono attribuiti a Francesco Tartaglia, un modesto pittore di Assisi attivo nella prima metà del Cinquecento, ma ho potuto riconoscervi un lavoro di Tiberio Diotallevi – Francesco Tartaglia è un pittore assai differente – eseguito in più tempi: prima la Madonna della Misericordia della parete d’altare, di poco anteriore al 1503, e poi gli affreschi votivi alle pareti laterali. Mi è giunta voce come negli ultimi anni si sia levata dalla comunità di San Gregorio la richiesta di una restituzione di questi affreschi: valli a chiedere a Budapest se il Comune non fosse intervenuto a fine Ottocento!!!
A cosa servissero un tempo questi affreschi è presto spiegato. I santi Rocco e Sebastiano erano i tipici protettori dalle pandemie: santi profilattici per eccellenza. Ma la vera protettrice era l’immagine della Madonna che raccoglieva con il manto aperto le popolazioni inermi, come si vede nell’affresco proveniente da San Gregorio, dove ai piedi di Maria c’è una fitta schiera di maschi e femmine sotto l’intercessione dei santi Rufino e Francesco. È un tipico dipinto di Tiberio: pittore spigoloso ma assai ricercato tra fine Ottocento e primo Novecento, quando con l’invenzione del punto francescano e delle ceramiche in stile, per merito di Amerigo Lunghi, figlio di Paolo e grande ceramista, fu nel catalogo di Simone Martini e di Tiberio di Assisi che vennero cercati i modelli da imitare. Come a dire: grandi dispersori del nostro patrimonio storico ma pur sempre benemeriti di una città che con una mano prendeva, vendendo l’antico, e con l’altro dava: bellezza, gioia.

Affreschi dal castello di San Gregorio

di Elvio Lunghi

Pubblicato in data 7 Luglio 2020