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Le Storie di Assisi

Quadri per maschi

Quadri per maschi

01 Luglio 2020

di Elvio Lunghi

Una caratteristica della ricerca storica negli ultimi decenni, in particolare negli U.S.A., è di aver scritto una storia delle donne: la letteratura delle donne, l’arte delle donne, la musica delle donne, proponendo una distinzione di genere tra maschi e femmine, a tutto vantaggio delle femmine. Vabbè, è una chiave di lettura femminista, ma non avrei niente da obiettare, per evitare guai.
Se esiste un settore dell’arte che appartiene decisamente al genere femminile, e penso all’arte funeraria quando il defunto è il marito, esisterà pure un settore tipicamente maschile? E quale?
È una domanda che mi sono posto più volte in passato. Me la sono posta e mi sono dato una risposta: sono le Maestà viarie e le edicole rurali. Ma come? Le Madonnine davanti alle quali pregavano le nostre nonne: sarebbe questa la committenza maschile? Le Madonnine davanti alle quali ancor oggi le donne nelle campagne della penisola recitano il Rosario nel mese di maggio: è questa una competenza maschile? Dipende a cosa servivano un tempo queste Maestà, perché il più delle volte si trattava di segni di proprietà per intercedere la protezione celeste dalla tempesta e dalla siccità sui campi coltivati confinanti. O che difendevano le comunità da guerra, peste e fame, quando passavano le processioni delle rogazioni.
A breve distanza dal castello di Tordandrea, a un trivio della strada che scendendo da Assisi si biforca per raggiungere i castelli di Cannara e di Bettona, s’incontra una edicola viaria inserita sulla facciata di una abitazione. Questa edicola è nominata in un lascito testamentario del 9 giugno 1519, nel quale un “Paulus Cencii Nalli de castro Turris Andree comitatus Assisi” frate dell’ordine dell’Osservanza, lasciò un fiorino “pro fabrica maiestatis, que dicitur de quilli de Nallo”. Se la Maestà della quale parla il documento è la stessa, stilisticamente risale a un’epoca più antica. Piuttosto che all’affresco ancora conservato a Tordandrea, per la data 1519 il lascito può soltanto riferirsi alla costruzione della struttura architettonica che lo ingloba. Se osserviamo l’edificio dall’esterno, quella che nasce come una struttura isolata, una Maestà a un incrocio di strade, si presenta oggi come una nicchia incassata in una parete all’interno di un vano al quale si accede da un grande arco. È una situazione molto comune, cioè di Maestà nate isolate e poi protette sotto una tettoia in seguito a una forma di devozione o a un evento miracoloso, per consentire ai devoti di potervisi raccogliere all’interno, per sentire meno freddo o per non stare sotto la pioggia.
L’immagine sacra ritrae una Madonna in trono con il bambino in grembo tra i santi Francesco e Sebastiano, sant’Antonio Abate nell’intradosso a sinistra, san Rocco nell’intradosso a destra, l’Eterno benedicente sull’archivolto. I due santi antipeste – Sebastiano e Rocco – la dicono lunga sull’occasione della commissione: era questa una immagine profilattica, invocata contro le pestilenze che si succedevano numerose nei secoli antichi. Non si trattò di una immagine richiesta per propri fini da un privato cittadino, ma fu commissionata dalla comunità del castello per intercessione o per grazia ricevuta. Sulla fronte esterna della nicchia è ancora conservato un segno bernardino, con le lettere I H S circondate da raggi dorati: san Bernardino era un tempo molto venerato a Tordandrea, se gli è ancora intitolata la chiesa parrocchiale. Se non vado errato, e se non ricordo male, fui io il primo, nel 1982, a riconoscervi il “Maestro dell’Incoronazione di Montefalco”, un anonimo pittore folignate che si può identificare in un Cristoforo di Iacopo da Foligno, documentato in Valle Umbra nella seconda metà del XV secolo. Di suo ad Assisi si vede una Madonna all’esterno del monastero di Sant’Agnese, della quale ha scritto in queste pagine Paola Mercurelli Salari. È un modesto pittore, formatosi sugli esempi di Bartolomeo di Tommaso e collaboratore di Nicolò Alunno. Però fu un pittore a suo modo importante, perché ne riconosciamo la maniera a Spello, Tordandrea, Bettona, cioè in località legata alla famiglia Baglioni di Perugia. Addirittura a Spello Cristoforo affrescò un’intera cappella nella chiesa di Sant’Andrea per Grifonetto Baglioni: il Grifonetto che fu ritratto da Raffaello – se è vera la tradizione che lo riferisce – nelle sembianze del Cristo morto condotto al sepolcro nelle celebre Deposizione Borghese di Raffaello, commissionata da Atalanta Baglioni, moglie di Grifone Baglioni e madre di Grifonetto.
Nel racconto delle “nozze rosse” fatto dal Maturanzio, Grifonetto è descritto per essere un giovane bellissimo. Però per i suoi quadri o nei suoi possessi si servì di Cristoforo di Iacopo. Al contrario, la madre, le sorelle, le zie, per i loro quadri si servirono di Raffaello.
La cosa è interessante. Avessero ragione le femministe statunitensi? Che i maschi per quanto attiene le cose dell’arte non ci hanno mai capito niente? Potrei dire altrettanto per il restauro dell’arte antica: la Maestà di Tordandrea è stata di recente restaurata da Francesca Canella e Christiane Zschiesche, femmine anch’esse. Noi maschietti sappiamo fare solo chiacchiere.

Quadri per maschi

di Elvio Lunghi

Pubblicato in data 1 Luglio 2020