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Le Storie di Assisi

Non c’è tempo da perdere, si cominci a lavorare al 2026. (E la Sindaca dica alla città cosa vuol fare)

Non c’è tempo da perdere, si cominci a lavorare al 2026. (E la Sindaca dica alla città cosa vuol fare)

28 Giugno 2020

di Carlo Cianetti

Le prossime elezioni amministrative saranno particolarmente importanti perché la prossima legislatura è quella che ci porta al 2026, centenario della morte di San Francesco.
Inutile ripetere che questa città uscì da un periodo buio, da una fase di lungo e preoccupante degrado e riprese uno slancio addirittura internazionale dopo i grandi interventi urbanistici e culturali del 1926 voluti da Arnaldo Fortini.
Si vuole con questo intendere che nel prossimo IX centenario dalla morte del Santo, Assisi avrà occasione di riconsiderare il passato e promuovere il futuro anche grazie ai finanziamenti straordinari che potrebbero arrivare.
In situazioni come queste la città è chiamata a fare quadrato, a non dividersi per interessi corporativi o, peggio ancora personali, ma a guardare avanti con voglia di crescere e migliorare.
Passo preliminare a questa operazione di carattere politico è l’apertura di una dibattito di lungo periodo, durante il quale individuare quale possa essere la strada migliore. Di sicuro le ricette sarebbero tante, ma fra queste si rintraccerebbero ingredienti comuni sui quali lavorare.
Un amico ci scrive una mail nella quale fa varie considerazioni giuste. Fra le altre cose dice perché non pensare a una “spogliazione” dagli abiti, dalle etichette politiche e procedere insieme – “insieme ce la faremo”, tanto per citare uno degli slogan del lockdown – verso un nuovo rinascimento?
È certo una strada. Guardando le cose un po’ di realismo viene da dire che sarebbe complicato mettere da parte individualismi e velleità, slanci narcisistici e voglia di protagonismo. Ma soprattutto sarebbe difficilissimo trovare terreno comune su scelte decisive per la città: chiusura al traffico dei centri storici, blocco della cementificazione, provvedimenti per il ripopolamento, politiche di inclusione sociale, opere pubbliche, arredo urbano, regolamentazione del commercio, ricucitura del territorio.
Poi c’è la grande questione etica che abbiamo più volte sollevato anche su queste colonne: Assisi città di Francesco o di Pietro di Bernardone?
Tutti direbbero “Assisi di Francesco”, ma poi i conti si fanno sulla testimonianza, sulle pratiche quotidiane rispetto alle quali anche il clero dovrebbe fare una seria auto-analisi.
Quindi, overtourism oppure città dei residenti? Andiamo dietro ai soldi o ci preoccupiamo anche di cosa rappresentiamo come città del Santo Patrono d’Italia, dell’ambiente e maestro di carità?
Nel manifesto ai cittadini, il sindaco Arnaldo Fortini (riprendo la citazione dal libro di Ezio Genovesi “Assisi 1926”. Editrice Minerva) in occasione dell’ultimo centenario chiedeva una partecipazione diretta soprattutto in termini di rispetto del pubblico ornato e un coinvolgimento per rendere più ordinata e pulita la città. Poi però li invitava ad essere accoglienti e gentili, a dimostrazione “di una schietta tradizione di ospitalità” in quanto “primi e puri eroi del francescanesimo”.
Si riproporrebbe, quindi l’antica contrapposizione fra conservazione e progresso. Fra chi ritiene che il futuro di Assisi debba costruirsi su un piano di continuità con gli ultimi decenni e chi guarda avanti pensando che sia necessaria una sterzata netta, pena l’ulteriore declino della città. 
Su questo piano di valori si ripropone la dialettica destra-sinistra, ma siccome non ci riteniamo fessi e sappiamo che, soprattutto nelle amministrazioni locali, “le idee camminano sulle gambe degli uomini” e delle donne, dobbiamo aspettare i candidati alla prova delle idee e dei fatti.
Però prima delle estenuanti e spesso vuote campagne elettorali è opportuno che l’Amministrazione comunale avvii un confronto con la cittadinanza sul 2026 e capire quali sono gli ingredienti comuni dei quali abbiamo parlato sopra.
Infine un appello alla Sindaca: a meno di un anno dalle elezioni ci dica cosa intende fare, se ricandidarsi o meno, faccia un punto della situazione, ci spieghi se è soddisfatta di quanto è riuscita a realizzare ed eventualmente ci spieghi come intende procedere. Sarebbe un atto di chiarezza nei confronti di tutta la comunità, si metterebbe un punto fermo e anche nel centrosinistra si aprirebbe, per tempo, un dibattito su come procedere.

Non c’è tempo da perdere, si cominci a lavorare al 2026. (E la Sindaca dica alla città cosa vuol fare)

di Carlo Cianetti

Pubblicato in data 28 Giugno 2020